La Milano del futuro (parte 1)

Siete pronti a lanciarvi nel futuro?

Ormai abbiamo superato con un passo la soglia della grande porta che si è aperta sul futuro e dobbiamo metterci anche l’altro piede. O siete ancora titubanti?

EyeMilano non può non dedicare un po’ di spazio al grande cambiamento che sta vivendo Milano. Mi riferisco a quello urbanistico e architettonico, non desidero infilarmi in discorsi complessi che riguardano invece la situazione sociale ed economica che fondamentalmente non mi competono e questo non è certo il luogo adatto per affrontarlo.

 

 

E soprassederei volentieri sulla parte artistica, che a mio avviso escludendo il design (che sia di moda o di oggetti), procede ancora a passo di lumaca in maniera a dir poco ridicola. Come quando visito le mostre proposte a Palazzo Reale che dovrebbero esaltare un’artista in un percorso storico biografico e in esposizione di quel pittore ci sono 3 opere su 100 e mi scatta il voltastomaco, pensando che tutto viene studiato il più delle volte esibendo cose già viste e riviste o di basso valore artistico, messe lì per raccattare soldi. O come quando sento parlare di mostre che stanno per essere inaugurate ma che sono già state fatte pochi anni prima (un esempio eclatante per me è stata l’esposizione delle opere di Keith Haring del 2017 presentata con tanto clamore ma fotocopia della mostra organizzata alla Triennale nel 2006 di cui nessuno si ricordava malgrado avesse avuto un grande numero di visitatori – quindi chi furono questi visitatori? Spettatori ciechi e senza memoria?). Fateci caso.

 

 

Sta di fatto che, al contrario di quanto non siano felici molti milanesi che ancora non accettano il cambiamento, io sono ben contenta di vedere questa città in evoluzione.

Grandi ampliamenti di spazi, abbattimenti e ricostruzioni. Una fresca sferzata di modernità che porta Milano a fare un balzo in avanti nel tentativo di raggiungere altre grandi metropoli europee. Ripeto… tentativo, c’è ancora molto da fare.

Non possiamo restare indietro e questo non è un vantaggio per nessuno, soprattutto per lo sviluppo economico e per i cittadini stessi.

Questa città corre freneticamente dall’alba al tramonto, ma non lo può fare sempre sulle stesse “rotaie” piantate uno o due secoli fa, quando oggi la crisi energetica, la necessità di ecologia e di vita più sana richiedono di fare un enorme passo in avanti. Stanno cambiando i consumi, ci sarà speculazione come sempre c’è stata, ma non possiamo restare “al palo”, guardando edifici penosamente brutti costruiti in tristi epoche politiche che si sono riflesse sull’architettura locale, diventino fatiscenti e ci crollino addosso. Giusto? Pensate ad esempio agli orrendi quartieri dormitorio nelle periferie milanesi, fatti da palazzi tutti uguali di 7/8 piani costruiti negli anni ’60 / ’70 e oggi orribilmente fatiscenti.

 

 

Io sono per il moderno, quindi ben venga la Milano del futuro, ben venga la ricostruzione di tutta la zona di Porta Nuova, ben venga City Life, ben vengano grattacieli, linee di metropolitana nuove, ponti nuovi … accettiamo il cambiamento senza fare ostruzionismo con battaglie inutili costruite su false ideologie e cerchiamo di renderci conto di quello che ci circonda e delle condizioni in cui si trova, pensando che forse potremmo anche noi contribuire in prima persona ad apportare qualche miglioria.

Tutto questo per dirvi che oggi ho pensato di introdurre questo argomento, chiudendo qui il mio pensiero esposto in queste trenta righe, e raccontarvi questo cambiamento architettonico, invitandovi poi ad andare in giro dimenticandovi dello smartphone per una volta, osservando col naso all’insù cosa sta spuntando di nuovo per le strade. Posso farlo anche io per voi, anzi lo farò sicuramente, dedicando ogni tanto uno o due sezioni a palazzi, parchi e strutture che sono in costruzione o già “tirate su”. Che ve ne pare come idea?

 

 

Nel frattempo, vi ho già mostrato un po’ di immagini di quella che fra 2/3 anni sarà conclusa, la Torre Unipol Sai, che sorgerà tra via Melchiorre Gioia e via Fratelli Castiglioni. L’edificio progettato dallo studio Mario Cucinella Architects, dalla forma cilindrica, sarà alto 120 metri. La sua caratteristica principale sarà l’ecosostenibilità e si svilupperà attraverso un reticolo di forme romboidali e ospitando nel suo centro un foro al quale si affacceranno tutti i giardini pensili dei suoi 23 piani. Non vedo l’ora di vederla finita.

 

 

A presto con altro, molto altro. A proposito, volete sapere qual è la parte della Milano moderna che mi piace di più? È City Life, la trovo spettacolare, mi fa pensare ad una grande astronave che viaggia nello spazio in perfetto connubio amoroso con gli edifici del ‘900 che la circondano. Se vi capita andate a visitare il quartiere, magari arrivandoci a piedi da piazza Buonarroti, dimenticandovi totalmente dell’automobile, vi si aprirà davanti un’isola moderna in cui si ha anche la sensazione di respirare aria diversa. Vi piacerà.

 

Verde Alfieri

 

Mi chiamo Verde, e con un nome così non potevo che essere una creativa. Mentre faccio gioielli che trovate qui Alfieri Jewel Design, mi diverto a scrivere sul blog di Anna nella mia rubrica EyeMilano ma soprattutto di The Ciabatte Pelose che tanto mi fanno impazzire.

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6 Comments

    1. Grazie a te! È come se le persone che visitano queste mostre non abbiano gli occhi per vedere… credo sia principalmente una questione di cultura, come anche il non accettare il cambiamento verso il futuro, dimenticando che comunque non ci saremo…

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  1. Condivido,spero che Milano prenda anche in considerazione il restyling di tutti i vecchi edifici anche quelli civili agevolando con qualche “genialata” i proprietari degli immobili,stesso discorso per i vecchi parchi. Sarebbe un obiettivo ecosostenibile e green

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    1. Credo ci vogliano troppi soldi e troppo tempo, e in più, hai idea la burocrazia che esiste in Italia riguardo ristrutturazioni, ammodernamenti eccetera? Una cosa terrificante e senza senso… Mentre come sempre all’estero tutto più semplice e di conseguenza rapido e vantaggioso per tutti.

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