Se ve la siete persa…

… ve la faccio vedere io.

 

Vi ho lasciato con l’acquolina in bocca per la pastiera napoletana… l’avete poi preparata? e come vi è venuta? Spero magnificamente!

Ora un piccolo passo indietro di qualche settimana per tornare velocemente a parlarvi di una installazione del Fuorisalone che ha reso protagonista una icona del paesaggio architettonico milanese “presa in ostaggio” ancora una volta dalla rivista Interni come contributo al suo annuale evento.

Sto parlando della Torre Velasca, quella che fino a qualche anno fa era considerata il secondo grattacielo di Milano, dopo il Pirellone, e alla quale oggi si sono aggiunti una serie di nuovi edifici moderni, che ormai ben conosciamo. Resterà sempre il secondo grattacielo di Milano, sia ben chiaro. Se per qualcuno questo non è così, beh compratevi una bella guida della città e poi se volete apriamo una discussione.

Dicevamo? Sì, che l’avete vista illuminata di Rosso…

Eccola nel 2016 quando, in occasione dell’evento della rivista Interni, Open Borders, i designer Ingo Maurer e Alex Schmid la illuminarono di rosso dando titolo all’installazione Glow, Velasca, Glow!

Oggi, o meglio la scorsa edizione del Fuorisalone, l’avete vista tutta colorata di blu…

 

Il duo Maurer&Schmid è tornato illuminandola nuovamente ma questa volta di un profondo vibrante blu con l’installazione dal titolo Nel blu, dipinto di blu. Giustappunto!

Nuovamente protagonista dell’evento della rivista Interni, Human Spaces, sulla cima all’edificio, fasci di luce bianca proiettati in cielo richiamavano le centinaia di guglie del vicino Duomo.

Ci piace vedere questa Torre valorizzata durante un importante evento di design come quello del Fuorisalone, e speriamo che gli annunciati importanti lavori di riqualificazione di 13 appartamenti tra il 19°, 20° e 21° piano, la rendano ancora più affascinante e più amata di quando è stata costruita a metà degli anni Cinquanta.

Io ho avuto modo di soggiornarci per brevi periodi alla fine degli anni Settanta quando venivo a trovare mio padre già a Milano per lavoro, l’ho sempre adorata per la sua semplicità, ma essendo io piccola e provenendo da una città lagunare, provate ad immaginarmi ammirata osservatrice da lassù di una città sempre in costante animata eccitazione. Dovreste provare anche voi, tornando piccoli per una volta.

 

Verde Alfieri

 

Mi chiamo Verde, e con un nome così non potevo che essere una creativa. Mentre faccio gioielli che trovate qui Alfieri Jewel Design, mi diverto a scrivere qui per Anna, nel mio blog Alfieri Magazine ma soprattutto di The Ciabatte Pelose che tanto mi fanno impazzire.

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