Se l’immaginario della nostra età non corrisponde alla realtà

Tra le varie newsletter che ricevo (alcune delle quali, lo confesso, non apro nemmeno, ma mi costa meno fatica buttarle via che non disiscrivermi) c’è quella di Ageist, un webzine americano per signore e signori after fifty che mi piace molto.

E ieri c’era un articolo molto interessante, un esperimento sociologico che ha sorpreso i suoi ideatori e che ci può far pensare.

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David Stewart, il direttore di Ageist, e Jacqueline Depaul si sono vestiti come dei ventenni e poi sono andati a passeggio a Hollywood per vedere se qualcuno li notava, si stupiva, gli diceva qualcosa. Pensavano di girare un video con le reazioni della gente al vederli, lui sessantenne e lei cinquantenne, vestiti secondo la moda dei ragazzini. Ma nessuno se li è filati di pezzi. Trasparenti. Indifferenti.

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Allora sono passati al piano B e hanno chiesto direttamente alla gente che passava, e lì la scoperta è stata folgorante: la gente notava una dissonanza, ma non era tra l’abbigliamento, era l’età stessa. Nessuno poteva credere che David avesse 60 anni e Jacqueline 50. Gliene davano venti o trenta di meno.

Schermata 2019-10-04 alle 11.31.08La dissonanza era tra la loro idea di età e la realtà che avevano di fronte. La loro immagine di cinquantenne, sessantenne e vecchio era quella che arrivava dalla TV e dagli altri mezzi di comunicazione: persone malridotte, sovrappeso, trasandate, tristi. Non gli sembrava possibile che uno avesse 60 anni e fosse in forma, ben vestito, sorridente.

E noi signore after fifty la conosciamo, questa dissonanza. Poi certo possiamo decidere di infischiarcene, di giocarci sopra come fanno le magnifiche perennial, di usarla quando ci serve e ignorarla quando non ci serve. Ma non dobbiamo dimenticarci che quell’idea dell’età esiste, è diffusa e proprio poco simpatica!

I vestiti eccentrici o modaioli o giovanilistici non fanno più effetto a nessuno. Il nostro occhio ci si è abituato. L’occhio americano ancora prima del nostro. E David e Jacqueline hanno detto che quei vestiti, dopo un primo momento, erano diventati i loro; se ne erano appropriati, ci si sentivano a loro agio. La sensazione clownesca del tanto colore è durata pochissimo.

E questo alla fine è il trucco. Quando qualcosa è tuo nel senso non monetario del termine, ma tuo nel senso di tua scelta, tua responsabilità, quando qualcosa diventa parte di te.

A qualsiasi età è importante vestirsi in un modo che si sente nostro. E quando è così, l’età, le rughe, il grigio dei capelli, sono degli elementi personali come il colore degli occhi, l’altezza, la forma delle mani.  Io dico anche meno male!

E voi che ne pensate? Se volete raccontarmelo sapete dove trovarmi! (le foto sono di Ageist che ringrazio!)

Anna da Re

 

 

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