Maglioncini, piumini e taccuini

Finalmente, era ora! Dopo mesi di ritardo, ci siamo. Ha aperto il mega store Uniqlo a Milano in piazza Cordusio e si può finalmente dire che i giapponesi sono arrivati anche da noi.

Beh non esaltiamoci troppo perchè non è proprio vero che per la prima volta apre a Milano uno store di abiti giapponesi. Prima di Uniqlo, anni e anni fa ci ha pensato Muji con i suoi oggetti e vestiti dallo stile tipicamente giapponese.

Ovviamente non potevo non andare a fare il mio tour e farvi un bel reportage fotografico.

Ho trovato molto interessante e bella la ristrutturazione che ingloba nel negozio quello che era il cortile interno del palazzo. Ma anche questa non è una novità perchè ci aveva già pensato HM con la ristrutturazione dell’edificio che avrebbe ospitato il megastore in piazza del Duomo.

Oltre a questi particolari, alcune cose davvero interessanti ci sono, anche se un po’ camuffate nello spazio sfruttato al massimo della sua potenzialità. Odd Garden, studio milanese di progettazione e realizzazione di giardini e spazi verdi, ha realizzato “Static Wave 静寂な波”, un piccolo angolo botanico dove le piante tipiche dei giardini giapponesi e quelle delle corti milanesi si incontrano.

Una parete al primo piano è stata decorata dai maestri giapponesi con la tecnica del Tsuchikabe (che sta per “muro di terra” 土壁) che prevede l’uso di argilla, sabbia e paglia di riso. In collaborazione con lo store specializzato in streetwear One Block Down, poi, è stata realizzata l’installazione “L’acqua è più preziosa dell’oro”, dove tagli diversi di denim, riciclati dal servizio di orlatura gratuita offerto ai clienti, sono stati cuciti insieme con un effetto patchwork utilizzando la tecnica giapponese del boro.

La sostenibilità è un tema importante e Uniqlo si è impegnato a ridurre fino al 99% il consumo di acqua per il processo di produzione dei jeans.

In uno spazio ultra moderno dedicato agli articoli tecnici, il Museo d’arte orientale collezione Mazzocchi di Brescia espone i famosi taccuini del grande Hokusai. Mi piace molto questa comunione tra antico e moderno.

Insomma la visita da Uniqlo merita non solo per i maglioncini e i piumini che riempiono ogni angolo dello store.

E non è tutto qui. Dopo giardini, taccuini e piumini abbiamo anche un bel murales che circonda lo spazio della scala secondaria realizzato dalla illustratrice Olimpia Zagnoli, ispirata alle finestre di Milano.

Direi tutto molto innovativo, interessante l’ambiente anche se parecchio strabordante di cose. Semplici ma di buona fattura gli abiti e le centinaia di maglioni di tutti i colori e materiali esposti (100% lana, o cachemire a prezzi davvero competitivi). Diciamo che il Made in Japan si sente molto in tutto l’ambiente… beh più che altro direi che si respira aria di Giappone. Ma sarà davvero poi tutto Made in Japan?

Curiosa come sono, stupita davanti al calore confortevole di ogni capo di abbigliamento esposto, sono andata anche a curiosare nelle etichette, che come sappiamo, non mentono mai.

Insomma, alla fine che dire? Le etichette mi hanno un po’ delusa. Siamo sempre lì, lottiamo per l’ambiente, per la fast fashion, per la produzione a mano d’opera a costo quasi zero e anche il nuovo e innovativo, ciò che vorrebbe passare per sostenibile, fatto con la mentalità di chi vuole vivere in un mondo perfetto, mi ci casca dentro così?

Vorrei dire tante altre cose, ma mi fermo qui. Lascio a voi la scelta, e vista la quantità di gente che ha visitato e comprato da Uniqlo in un mese dal giorno di apertura, è sicuramente ben chiara. Potrebbe anche darsi che ci caschi pure io, come ci casco regolarmente quando entro e compro qualcosa nel negozio di qualche altro brand di fast fashion, ma finchè l’offerta competitiva è solo questa, sarà sempre così.

 

Verde Alfieri

 

Mi chiamo Verde, e con un nome così non potevo che essere una creativa. Mentre faccio gioielli che trovate qui Alfieri Jewel Design, mi diverto a scrivere qui per Anna, nel mio blog Alfieri Magazine ma soprattutto di The Ciabatte Pelose che tanto mi fanno impazzire.

5 risposte a "Maglioncini, piumini e taccuini"

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  1. Sono entrata una volta e ho notato la qualità estetica dell’ambiente, ahimè soffocata dalla quantità di prodotti esposti, anche un po’ alla rinfusa. Per la scelta, peccato non ci sia l’angolo della collezione di Ines de la Fressange. Anche quella made in Cina, comunque

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