La Maledizione della Serranda Chiusa

Che cosa stia succedendo non si può dire che non sia poi così tanto chiaro…

La Maledizione della Serranda Chiusa, sembra il titolo di un film… ma più che sembrare direi che lo è davvero. Uno di quei film psicologici quasi dell’orrore, che ci fa sobbalzare, ma più che di tensione è pieno di rimpianti, di amarezza, condito da uno spesso velo di tristezza.

Il mio pezzo di oggi fa volutamente eco all’articolo di ieri della nostra Anna, su moda e sostenibilità. E più che di moda, direi che qui mi dedico alla sostenibilità: questa situazione non è più sostenibile!

La chiusura definitiva di molti negozi a Milano è diventata una quasi quotidiana sofferenza, e non solo per chi lavorava all’interno degli stessi, ma anche per l’economia della città, e la sostenibilità dello shopping.

Chiudono negozi aperti da poco, negozi storici, negozi monomarca ma di quei beni che difficilmente nessun altro sarà più in grado di produrre. Chiudono piccoli negozi di alimentari, chiudono gli atelier di artigiani, i negozi che vendono quelle cose che trovi solo a Milano. Bhe, trovavi.

In via Spadari, questo negozio, un bar forse o comunque uno delle migliaia di “negozi di cibo” spuntati dal nulla negli ultimi anni, ha aperto e chiuso in un lampo.

Qualche giorno fa passeggiavo per quello che io chiamo il labirinto intricato del centro storico di Milano nei pressi di Piazza Cordusio, oggi noto ai molti con il nomignolo “5 Vie” dato alla zona grazie al Fuorisalone. Nel raggio di nemmeno duecento metri, tra via San Maurilio e via Nerino ho trovato negozi di abbigliamento e altre chicche milanesi, chiusi sbarrati e letteralmente svuotati. Non vi dico lo stupore. Ma soprattuto chiusi ora a distanza di neanche un mese dal passato Natale?

A quanto pare la febbre di questa maledizione è molto alta, se molti negozi hanno chiuso i battenti appena dopo quella che sarebbe dovuta essere la stagione più importante per le vendite. Qualcosa mi dice che non è stata poi così tanto scoppiettante.

Del Mare, negozio di abbigliamento in questa via per decenni. Chiuso.

Proseguendo il mio cammino, sono arrivata banalmente in via Spadari e il mio stupore ha continuato. Chiuso il negozio di abbigliamento Del Mare, Peck non mai riaperto il suo american bar e girato l’angolo, sorpresa….. mi hanno chiuso pure i macarons di Ladurée! Giuro che prima di Natale, c’erano!

Tutto questo è insostenibile. Irragionevolmente insostenibile. Cominciavamo ad essere consapevoli di quanto sia poco ecologica la fast fashion, di quanto sprechiamo, inquiniamo con l’acquistare abiti di bassa qualità, realizzati male che quasi si sciolgono al primo lavaggio costringendoci a buttarli e a correre a comprare altro… oppure ci siamo solo autoillusi?

Non stiamo facendo proprio nulla, e noi siamo i primi a doverci convincere che è meglio comprare prodotti di qualità che costeranno anche un pochino di più ma almeno ci durano anche un po’ di più.

Ladurée. Si parlava di una fusione con Il Marchesino, ristorante di Gualtiero Marchesi, per aprire un luogo che coniugasse la perfezione dei piatti di Marchesi con la alta pasticceria francese. Lo avete per caso visto in giro, dalle parti della Scala?

Probabilmente per alcuni marchi c’è sotto un progetto di fusione più ampio, come forse per Ladurée, ma se ne parlava più di un anno fa e non ho approfondito, ma soprattutto non ho più visto nulla in giro. Ma per gli altri? Qual è la reale motivazione? Forse perchè costa meno un abito Zara fatto di puzzolente filato di plastica auto distruggente e che ci costringe a spendere altri soldi per comprarne uno nuovo la stagione successiva? O perchè dobbiamo stare al passo con la influencer di turno, che però indossa solo abiti da migliaia di euro? O perchè è più comodo comprare online stando seduti davanti al pc o con il cellulare in mano?

Abercrombie & Fitch. Il mega store ha aperto nel 2009 e chiuso nel 2019, forse anche prima del 2019. Vi ricordate le interminabili attese per entrare e le code nei giorni di saldi per vedere i torsi nudi dei commessi? Il suo stile copiato dai produttori di fast fashion lo ha portato al decadimento… è bastato trovare gli stessi identici prodotti alla metà del prezzo e la gente è corsa altrove.

Anna ci ha spiegato bene, più di una volta, la questione della fast fashion e dello shopping compulsivo. Io vi ho spiegato la storia del virus della Maledizione della Serranda chiusa… al prossimo giro vi parlerò di quanto sia poco salutare lo shopping online, ma già ora sta a voi fare 2+2 e ragionarci su un po’.

Nel frattempo io vado a preparare un paio dei miei gioielli eco sostenibili, perchè di carta, che durano più a lungo di quanto voi pensiate e soprattutto non si autodistruggono (se li lavi non si sciolgono e non prendono fuoco da soli!). Pù tardi sferruzzerò un po’, perchè sì anche io sferruzzo e al momento mi sto preparando un bel pullover in 100% lana Merinos, mica in puzzolente filato di plastica.

 

PS: mentre vi scrivo sta passando sotto casa il furgoncino dell’arrotino “donne, è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio…lavoro subito ed immediato!”, vi assicuro che mi fa piacere sentirlo, evidentemente e per fortuna alcuni lavori artigianali non si sono ancora del tutto estinti.

 

Verde Alfieri

Mi chiamo Verde, e con un nome così non potevo che essere una creativa. Mentre faccio gioielli che trovate qui Alfieri Jewel Design, mi diverto a scrivere qui per Anna, nel mio blog Alfieri Magazine ma soprattutto di The Ciabatte Pelose che tanto mi fanno impazzire.

 

2 risposte a "La Maledizione della Serranda Chiusa"

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  1. C’è anche il caro affitti. Quindi: crisi, progressiva eliminazione dei commercianti autonomi, accentramento della domanda su un’unica piattaforma di distribuzione (via internet), avidità di chi non lascia l’attività storica ai dipendenti (anche qui ci si potrebbe scrivere una saga) e, dulcis in fundo, caro affitti. Data la tendenza, temo che la maledizione perdurerà fino a quando non interverrà un elemento magico 🙂

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