#iorestoacasa giorno 9. La libreria di papà

Essendo una signora after fifty, ho il privilegio di avere in casa molte cose di famiglia. Tanti piccoli oggetti ma anche tanti mobili, che mi ricordano le tante tappe della mia vita oltre che le tante persone che mi sono state care e che mi hanno aiutato a diventare quella che sono.

Stamattina, cercando un’angolatura da cui fare il quotidiano #selfieinthestudio, mi sono resa conto di quanto era bello poter stare vicino agli oggetti amati, per esempio la libreria di papà.

Anna libreria

Non è una libreria antica, credo sia stata comprata negli anni Settanta. Quando ci siamo trasferiti in quella casa di cui vi ho parlato qualche giorno fa, la casa con la ragazza di fronte che si cambiava continuamente d’abito, i miei hanno comprato la libreria e due poltrone. Le poltrone, che affiancate formavano un divano, erano estremamente comode, ci si poteva finalmente stravaccare. Sì, perché in casa nostra non c’è mai stato un divano. Solo poltrone e poltroncine rigide in cui stare seduti composti. Lo stravaccamento non era consentito, e infatti le comode poltrone sono durate qualche anno, poi con una scusa sono state eliminate e sostituite da altre poltrone sempre rigide e sempre scomode. Ogni famiglia ha il suo stile.

La libreria di papà è sempre stata chiamata così. Pure se dentro c’erano libri di altri, di mia mamma per esempio, che leggeva tantissimo, o miei, che ho sempre lasciato i libri in giro dove capitava. Forse si chiamava così, in origine, perché l’aveva scelta lui. Ma non ne sono certa, d’altro canto si sa che l’origine dei nomi non è mai chiara. Di sicuro non saprei chiamarla altrimenti.

E allora insomma oggi ho pensato che era bello poter stare di fianco alla libreria di papà. Dove ci sono ancora dei libri suoi, insieme alle scatole di latta in cui mia mamma conservava carte e bottoni, insieme al tubi di legno in cui mia nonna teneva i ferri da maglia, insieme a un astuccio con il compasso dello zio Gino, fratello della nonna mai conosciuto, 1892-1925, che peccato che non conosca la sua storia se non vagamente, finirà che me la dovrò inventare.

compasso

E tutte queste cose che ci restano, del passato da cui veniamo, non è meglio se smettiamo di trascurarle?

Buona giornata!

Anna da Re

 

 

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