Anch’io sulla gaffe del “tornare a lavorare”

Naturalmente l’infelice frase di Beppe Sala che invita i milanesi a “tornare a lavorare” ha colpito e irritato anche me. Ho letto anche diversi commenti, tra cui la bella e approfondita analisi di Silvia Zanella sul suo blog.

Devo dire che, magari non espresso con tanta chiarezza e goffaggine, il tema del “tornare a lavorare” serpeggia nelle aziende, nei luoghi pubblici, nel sentire comune. Sembra che lavorare da casa non sia un vero lavorare. Nonostante tutti quelli che lo fanno, anche per poco, anche in alternanza, sappiano e dicano che da casa si lavora uguale se non di più. Sembra che il lavoro, come dice Silvia Zanella, sia una cosa dove si va e non una cosa che si fa. Sembra che solo l’ufficio garantisca la produttività e l’efficienza, nonostante tutti abbiamo sperimentato che non è vero, o almeno non sempre e non in automatico.

Ma è chiaro che il problema vero, il problema più grande, è che se una città è costruita intorno agli uffici in cui la gente va a lavorare, nel momento in cui la gente smette di andare in ufficio la città perde senso. Tutti i servizi che ruotavano intorno a quel modo di lavorare perdono senso.

Ma questa modalità di vita non è l’unica possibile. Quel senso non è l’unico senso che esista. E di sicuro Milano non è sempre stata così, con un concentrato di uffici in centro e in alcune zone dedicate, e tutto il resto di contorno. Per cui Milano potrebbe diventare un’altra cosa. Il centro potrebbe tornare a essere un luogo di ritrovo, di passaggio, di passeggio, di cultura, di shopping. Che un po’ lo è, ma con gli orari e i ritmi che dipendono dagli uffici. E infatti la sera, non la notte, la sera dopo le 20 durante la settimana il centro è di una tristezza e di una desolazione terribili. Assomiglia a downtown Los Angeles, a midtown Manhattan. Uno spreco.

Certo tornare indietro è più facile, almeno apparentemente, che cambiare. Ma dopo l’emergenza Covid, dopo il lockdown, non si riesce a tornare indietro neanche se si vuole. Sarebbe come tornare a scuola dopo la maturità, tornare a lavorare dopo la pensione. Quando un ciclo è finito è finito, bisogna cominciare qualcosa di diverso.

Sono abbastanza sicura che Milano si saprà reinventare. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Come si reinventerà, questo non lo so io, non lo sa Beppe Sala e non la sa nessuno. Ma questo è il bello: che la vita va avanti e ci sorprende ogni giorno.

E che sia un buon giorno anche oggi!

Anna da Re

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