Di gradualità, esagerazioni, digiuni e la bellezza del lago di Como

Come sempre, è facile predicare e difficile razzolare.

E quindi la gradualità, la teoria della convalescenza, le belle idee sul non esagerare sono finite tutti in  cavalleria di fronte alla possibilità di una scorpacciata di tennis. Che ho fatto con grande gioia e soddisfazione, ma pure con qualche costo. Pochi giorni prima mi ero presa una gran botta a un piede, in quei modi stupidi propri degli incidenti domestici: per la prima volta in giro per casa con i sandali, dentro e fuori dal terrazzino, ho inciampato in una cassettina di legno che era lì da sempre ma che improvvisamente non ho visto. A parte il dolore tremendo, che il mignolino è un dito senza protezione, che si è preso la botta e l’ha rimandata a tutto l’avanpiede, a parte il dolore poi il piede si è gonfiato e solo a colpi di ghiaccio e arnica si è ridimensionato. Però diciamo che il suo sogno, suo del piede, non era quello di venire pigiato dentro una scarpa da tennis e sbatacchiato in qua e in là su un campo alla rincorsa della pallina.

E però il posto era meraviglioso, la compagnia armonica e serena, ed è stato proprio bello. Verso il pomeriggio di ieri stavamo tutti crollando, a dire la verità, segno che per tutti quel ritorno al tennis dopo un lungo digiuno era stato un po’ eccessivo. Che è di conforto, alla fin fine, ma anche un po’ di insegnamento.

Perché non ascoltare i lamenti del proprio corpo non è mai una buona idea. Il corpo sa benissimo quando deve essere ascoltato, e se non gli date retta al primo urlo, e neppure al secondo e al terzo, lui troverà un altro modo, magari un po’ più brutale, per farvi prendere in considerazione le sue esigenze. E meno male!

E ve lo ridico, il posto era meraviglioso. Io ho sempre avuto un debole per il lago di Como, tra i nostri laghi lombardi e quelli lombardo-piemontesi il lago di Como è sempre stato il mio preferito, da quando sono venuta ad abitare quassù. E mi è rimasto nel cuore. Gli trovo una dolcezza, alle volte quasi uno struggimento, e non posso smettere di guardarlo. Anche al ritorno, in macchina, mi è quasi dispiaciuto che non ci fosse tanta coda, perché con la coda avrei potuto guardare la luce che diminuiva e la superficie dell’acqua che rifletteva quei cambiamenti.

Ecco, poi naturalmente ho trovato la solita tonnellata di email ad aspettarmi… per cui vi auguro direttamente buona serata!

Anna da Re

 

 

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