Appunti di vacanza 1: la mia storia e quella dell’arte si incontrano al Museo Giorgio Kienerk

Le combinazioni e le coincidenze, nella vita, sono tantissime e riescono a sorprenderti a qualsiasi età.

Ormai avete imparato che la mia amica fondamentale, con la quale in questo anno funesto avremmo dovuto festeggiare i 50 anni di amicizia, è quella con cui ho condiviso la mia adolescenza e gioventù pisana. Suo figlio è fidanzato con una ragazza di Pisa, che è stata a scuola con i figli di nostri compagni o conoscenti dei tempi. E questo già fa un effetto bizzarro.

Ora però Fiammetta fa il tirocinio in un minimuseo di Fauglia, il museo Giorgio Kienerk. Ma sai che la nostra professoressa di storia dell’arte del liceo si chiamava Kienerk? Vittoria Kienerk? E non è proprio un cognome come Rossi… E infatti Vittoria Kienerk è la figlia di Giorgio Kienerk, pittore piuttosto famoso, originario di Firenze (e prima ancora probabilmente austriaco) ma con una villa vicino a Fauglia, dove trascorreva molte vacanze. Alla sua morte, la figlia ha donato al Comune di Fauglia (minuscolo paese vicino a Pisa) molte opere del padre. Così è nato questo piccolo museo, molto bello, ospitato nelle carceri rimesse a nuovo.

Ora sia io che la mia amica ce la ricordiamo bene, la professoressa Kienerk. Aveva una crocchia bionda ed era una persona molto particolare. Appassionata. Dedita. Credo brava. Mia sorella, che mi precedeva a scuola di due anni ed era brava in tutto ma palesemente disinteressata alla storia dell’arte, non era piaciuta molto alla signora Kienerk. Che quando sono arrivata io ha applicato la proprietà transitiva: da Re, sì, certo, voi da Re non capite niente di storia dell’arte, ha esordito il primo giorno di scuola. Così, coram populo. E io mi sono offesa. Mortalmente, come ci si offende a 15 anni. Perché a me sarebbe pure piaciuta, la storia dell’arte, ma con queste premesse, non ho aperto il libro. Non l’avrei neppure comprato, se non fosse che avevo quello di mia sorella. E con gli occhi di ora, mi sono persa parecchio. Ma in quel momento, e a quell’età, la permalosità era tutto.

Così vedere la nostra prof ritratta dal padre, bambina, mentre legge, mentre ascolta la madre, mi ha fatto uno strano effetto. Mi è venuto da pensare quanto si può essere stupidi da giovani. Quanto a essere stupidi ci si rimetta sempre. Ma anche quanto la vita è lunga e piena di svolte e di possibilità di recupero.

E insomma se vi dovesse capitare di essere in giro dalle parti di Pisa, fate un passaggio a Fauglia. Le cose piccole possono essere molto grandi. È solo una questione di prospettiva!

E intanto buona giornata!

Anna da Re

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