Scusate, possiamo…?

… tornare alla moda degli anni ’60?

O anche un po’ prima e un pochino dopo, che male non fa.

Oggi non vi porto a fare colazione con me, ma questa rimane pur sempre una colazione. Ho appena finito di sorseggiare il mio super veloce caffè e mi immergo al volo nella scrittura che stamattina, malgrado le novità Covid e questa brutta e grigia giornata milanese con un cielo e un’aria così compatta che si taglia con il coltello, ho bisogno di dedicare le mie prossime ore ad una nuova serie di gioielli che mi chiedono la loro più che necessaria attenzione.

Stampe floreali per questo abito di Norman Norell del 1958.
In realtà il palloncino che vediamo è una sorta di cappa/mantella indossata sopra ad un abito con e stesse stampe floreali.
1965, dalla collezione invernale di Jacques Heim

Come sapete l’ispirazione anche per scrivere non mi manca mai e in attesa di nuovi corposi articoli che arriveranno nelle prossime settimane, oggi vi porto a una delle mie rinomate sfilate di moda.

La modella Maudie James in un abito del 1967.
Pierre Cardin, 1967.
Pierre Cardin.

La mia passerella è dedicata ad un paio di decenni, uno più in particolare, che hanno avuto enorme successo, lanciando mode, ispirando geni e creando uno stile così proiettato nel futuro che nel nuovo secolo non siamo più stati capaci di superare con altrettanta futuristica innovazione.

La fantastica collezione di Ives Saint Laurent ispirata ai quadri di Mondrian, fu un successo strepitoso da molti imitata anche nei decenni successivi. 1965.

La moda si sa, torna. Ma ultimamente torna un po’ troppo. Sono pochi gli stilisti di oggi che hanno saputo inventare qualcosa di nuovo che ci proietti nel futuro.

La moda è design. Abiti futuristici degli anni ’60 della “Space Age” con la famosa ball chair disegnata dal designer finlandese Eero Arnio, 1963. Un oggetto di design talmente proiettato al futuro che… tutti o quasi hanno messo nella loro casa, nei film. Stava bene ovunque.
Pronti per un salto nell’iperspazio? “Space Age” è stato un periodo molto importante nel design moda degli anni ’60. Pierre Cardin.
“Space Age”. Cardin ha prodotto una serie di modelli che guardavano al futuro, immaginando il tipo di abiti che uomini e donne avrebbero potuto indossare sulla Luna dopo cinquant’anni. Cardin fece una visita al quartier generale della NASA, interrogando i funzionari su ciò che le persone avrebbero indossato nello spazio e persino provando una tuta spaziale. 50 anni son passati, ci siamo tornati sulla Luna? Un’ultima “chicca”: il berretto a cuffietta tornato di moda ben dopo, fu diciamo di ispirazione per lo stesso tipo di berretto lanciato da Miuccia Prada. Mica è una novità.
Tuta da sci degli anni ’70.

Ma se è stato così facile negli anni della minigonna o dei pantaloni a zampa di elefante, perchè facciamo così fatica adesso? Dov’è finita la genialità? O meglio, ne trovate per caso nei soliti vestiti di Versace, o in quelli delle ultime sfilate di Gucci, di Armani… ? Io no.

1965.
Peggy Moffitt in un vestito di Rudy Gernreich. Colore, forme geometriche, bolle ovunque.

Basta con le chiacchiere e godetevi questa sfilata. Preziosamente ricca di spunti di riflessione e di una incredibile carica di energia.

Verde Alfieri

Mi chiamo Verde, e con un nome così non potevo che essere una creativa. Mentre faccio gioielli che trovate qui Alfieri Jewel Design, mi diverto a portarvi a colazione con me, a scrivere per il mio blog Alfieri Magazine ma soprattutto di The Ciabatte Pelose che tanto mi fanno impazzire.

5 risposte a "Scusate, possiamo…?"

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