Cambiare l’acqua ai fiori

Lavorando con i libri da tanto tempo mi sono sempre sentita una che non si lascia abbindolare dalle classifiche, dalle fascette, dai quote e da tutto l’armementario che gli editori mettono in piedi per cercare di vendere i loro libri. Quando vado in libreria trovo sempre troppi capolavori, troppi romanzi imperdibili, troppi libri straordinari. Datemi qualcosa di normale, di semplice, di ordinario.

Poi però c’è da dire che quando un libro riesce a farsi strada nella folla di tutti gli altri, spesso c’è un motivo. Un motivo che riguarda i lettori e non gli editori, perché tanto per quanto l’editore possa fare e brigare, se ai lettori, in quel preciso momento storico e spirito dei tempi, quel libro non va giù, non c’è niente da fare. Qual è poi il motivo non è sempre chiaro, e soprattutto non replicabile. Alla faccia di quelli che dicono che i successi sono operazioni di marketing, costruiti a tavolino. Fossero capaci, gli editori e anche tutti gli altri, di costruire i successi a tavolino, ne costruirebbero uno alla settimana o pure uno al giorno, no?

Cambiare l’acqua ai fiori di Valerie Perrin è uno di quei libri che a un certo punto, direi verso la fine dell’estate scorsa, tutti volevano o dovevano leggere. Non è stata un successo da subito, però a un certo punto ha preso il volo. È diventato un “caso letterario”.

Io ero piuttosto diffidente. Anche perchè qualcuno l’ha paragonata a L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Accidenti ai paragoni. Io ho trovato L’eleganza del riccio uno dei libri più irritanti che ho mai letto. Proprio urticante. Una presa in giro dalla prima pagina. Empatia zero, patto con il lettore non pervenuto. Quindi per leggere Valerie Perrin c’è voluta una mia amica di cui mi fido, perché mi ha già suggerito un paio di libri davvero belli.

Sabato quando sono andata in libreria, sono stata morigerata e ho fatto pochi acquisti, ma tra questi c’era Cambiare l’acqua ai fiori. Che mi ha fatto molta compagnia nel weekend. Era la lettura perfetta per il riposo dopo gli impegni di Legambiente e il tennis di domenica. La mia sdraio sul terrazzo tra le piante è un piccolo paradiso a portata di mano, una piccola gioia quotidiana. Si sentono solo gli uccellini, gli altri rumori sono lontani, ovattati. Per essere una casa di città è quasi un miracolo.

Cambiare l’acqua ai fiori è dunque un bel libro. Intelligente. Ben costruito. Con una trama complessa e tanti personaggi. Una storia che è tante storie. Una storia di ricerca di sé, che è quella la verità che bisogna davvero sapere e quella da cui si può partire e ripartire. Un libro che non vuole insegnare nulla e per questo poi qualcosa si impara.

Non vi dico altro perché potrebbe venirvi voglia di leggerlo, e si sa che ogni lettore legge il suo libro, anche se il titolo e l’autore sono gli stessi.

Buona giornata!

Anna da Re

4 risposte a "Cambiare l’acqua ai fiori"

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  1. Condivido ogni parola (compreso lo scarso interesse suscitato da L’eleganza del riccio). Questo libro invece l’ho letto nel mese di marzo 2020 in pieno lockdown e mi ha fatto trascorrere il pomeriggio più piacevole di quel periodo. Buon fine settimana

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