Cose che leggo prima di dormire

Non so da quanti anni ormai, credo fin da quando ero abbastanza piccola, leggo qualcosa prima di dormire. A volte sono poche pagine e a volte tante. Dipende da quanto sono stanca, da quanto mi appassiona il libro, anche dalla temperatura. Perchè la mia stanza da letto è freddina, un po’ perché si trova a nord ed è nell’angolo esterno della casa, un po’ perché tengo il termosifone piuttosto basso perché dormo meglio se in camera non fa caldo. Questo però significa che d’inverno, quando vado a letto e il riscaldamento è spento da un po’, pur avendo un bel piumone caldo e mettendomi addosso un pile o un pullover, non resisto troppo a lungo.

Ovviamente il libro da leggere prima di dormire non può essere qualunque libro o il libro che sto leggendo (non leggo mai un libro solo alla volta, comunque) in quel momento. Dev’essere un libro abbastanza leggero, piacevole e non troppo impegnativo, non truculento o disturbante o angosciante ma nemmeno troppo coinvolgente che se no altro che spegnere la luce, vado avanti ad libitum. Non deve neppure essere un libro a cui tengo tantissimo, perché appunto spesso sono stanca e non apprezzo appieno quello che invece in certi libri mi affascina e cattura.

Così nei giorni scorsi, non so esattamente quanti ma non pochi, la scelta è caduta su The blind light di Stuart Evers. Il libro esiste anche in italiano, pubblicato da Bollati Boringhieri, ma sapete che io se posso leggo in lingua originale. Tra l’altro mi serve a mantenere in allenamento soprattutto il vocabolario di una lingua che da quando è cominciata la pandemia uso di rado. Ora se devo essere sincera come sapete che sono, non mi ricordo più come sono venuta a conoscenza di questo libro. Ho proprio un vuoto di memoria. Penso di averne letto su The Guardian, perché di sicuro ho sentito parlare dell’originale e non della versione italiana.

Comunque sia, mi è piaciuto. Non mi ha fatto impazzire, non vorrei dire a tutti quelli che conosco devi assolutamente leggere questo libro, non sarà nella lista dei 10 libri da portare su un’isola deserta. Però è stata una buona lettura. Una storia molto inglese, raccontata bene e interessante. Quando un romanzo mi ha fatto compagnia per un po’ di ore, e mi ha fatto anche imparare qualcosa, o ricordare un periodo storico finito nel dimenticatoio, gli sono molto grata. Ed è questo il caso di The blind light. In cui nel raccontare l’amicizia fra due uomini, Drummond e Carter, di estrazione sociale diversissima e anche di vita diversissima, che però mantengono fino alla fine il patto di aiutarsi che li ha legati durante il servizio militare, si raccontano gli anni della guerra fredda. Gli anni in cui la minaccia di una bomba nucleare sembrava possibile o addirittura probabile. Si costruivano bunker e si facevano test e simulazioni, in Gran Bretagna. Le persone, quelle normali, orientavano la loro vita tenendo conto di quel pericolo. Vi ricorderete anche la canzone di Sting, quella che diceva I hope the Russians love their children too. Ora di quella minaccia non si occupa nessuno… e sì che di bombe atomiche ce ne sono in giro più di prima, e i governanti di ora non sono certo più saggi di quelli degli anni sessanta. Ma la percezione della realtà è sempre parecchio lontana dalla realtà stessa, e le nostre conoscenze sono modeste, frammentarie e inesatte. Quindi ben vengano anche i libri che ci aiutano ad allargare le prospettive di pensiero…

Buona giornata a tutti!

Anna da Re

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