Il caso, la necessità, gennaio

Mi sono quasi dimenticata di avere un blog. Di avere l’abitudine, il rituale forse, di scrivere tutti i giorni qualcosa.

Sono già rientrata al lavoro ieri e sì, avrei potuto scrivere. Ma le vacanze mi hanno impigrito, riprendere il ritmo di lavoro e casa e impegni e appuntamenti non mi riesce mai facile. Credo sia proprio una questione di ritmo. Perché la mia vita piena di impegni mi piace, e mi piace il mio lavoro, mi piace anche scrivere. Però mi piace anche sbrindolare, chiacchierare, dimenticarmi dell’orologio. Non potrei neanche dirvi che una cosa mi piace più dell’altra, e come sapete trovo che l’alternanza e la varietà siano fondamentali, nella vita.

Ho appeso il nuovo calendario, 2022, un numero piuttosto bello, graficamente. Un anno tutto nuovo, chissà che cosa ci porterà. Come ormai sapete io non faccio buoni propositi, o meglio cerco di farli tutte le volte che c’è qualcosa che mi interessa o che ha un valore. Penso ci possano essere molti inizi e molte fini, dentro ogni anno, e lo sappiamo tutti perché quando andiamo indietro nel nostro passato, i momenti epocali, quelli che hanno segnato il prima e il dopo, sono sparsi nel calendario decisamente a casaccio. Che fossero eventi necessari di cui si aspettava solo il momento della deflagrazione, o calamità capitate fra capo e collo senza preavviso, se ne sono sempre infischiati del calendario, così come dei buoni propositi.

Ciò nonostante oltre al calendario nuovo ho una nuova agenda. Da quando lavoro da casa le agendine compatte che tenevo sempre in borsa si sono rivelate scomode: l’agenda ora staziona stabilmente sul lato destro della scrivania. Quando vado in ufficio me la porto dietro, insieme al quaderno degli appunti, me la riporto a casa con il sacchetto dei libri della settimane e delle bozze dei mesi successivi. Quindi ho un’agenda settimanale con una pagina di note di fianco. Mi capita di guardarla man mano che passano le settimane, e di rimanere stupida dalla quantità di libri che devo spedire, di riunioni, di appuntamenti. Senza contare i “da fare” che invece scrivo sul quadernone degli appunti. Penso chissà quando smetterò di lavorare, se ci saranno ancora così tante cose che si pigiano in una settimana, e che cosa saranno.

Ecco questo è l’inizio di gennaio. Il lavoro che si avvia a poco a poco. Le letture di bozze. La lezione settimanale di tennis. Lo yoga. Il parrucchiere, che dai, quanti mesi sono passati, tre, quattro? Va bene che vuoi provare a farli crescere, ma ora proprio non si possono guardare. I saldi, sono già cominciati? Sei sempre a casa, ti vorresti comprare dei nuovi boots, ma forse non vale la pena, esci per andare a camminare e quello che consumi sono le scarpe da tennis e da corsa. Ti piacerebbe un cappottone lungo, ma poi quando te lo metti che non vai da nessuna parte? Va beh, facciamo che se trovi qualcosa che proprio ti piace da morire lo prendi, altrimenti rimandiamo a tempi migliori.

Buona giornata intanto, tornate a leggermi

Anna da Re

6 risposte a "Il caso, la necessità, gennaio"

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  1. Ciao Anna, che piacere leggerti di nuovo! Spero tu abbia passato dei sereni giorni di festa. Ti faccio tanti cari auguri per il nuovo anno, sperando che, qualsiasi cosa ci porti, possa esserci gradita. Un caro saluto e una buona serata. Federica

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  2. Su diversità e variabilità:

    (omissis) … non vi è sì bella cosa che continuandola non venghi à fastidio, però laudo il mutar registro da una volta, all’altra, & anco nel suonar, cambiar stile suonando hor grave con legature, hor presto, hor con diminutioni, imitando sempre che si può la Musica, ò Canto fermo rispondendo sempre in tuono, che questo è l’obligo principale dell’Organista … (omissis)

    COSTANZO ANTEGNATI: L’Arte organica: Dialogo tra Padre, & Figlio, à cui per via d’Avvertimenti insegna il vero modo di sonar, & registrar l’Organo; con l’indice degli Organi fabricati in casa loro. (Tebaldino, Brescia, 1608)

    (omissis) … Le leggi di natura non permettono di restringere e circoscrivere l’immensa varietà dei colori in una monotona eguaglianza per tutte le tuonalità come molti vorrebbero pretendere. Vi sono accordatori i quali dividono la supposta differenza in eguali porzioni per ogni tasto, e danno così all’intero Pianoforte un sol colore sgradevole. La voce riesce ammalata, gli accordi scarsi e tutto lo strumento pare scordato.
    Dio fra le Sue immense meraviglie non ha creato due cose perfettamente simili, ed in questa varietà infinita nella creazione intera sta la sublime bellezza dell’opera … (omissis)

    GIACOMO FERDINANDO SIEVERS: Il Pianoforte; guida pratica per costruttori, accordatori, dilettanti e possessori di Pianoforti, con 300 disegni, parte intercalati nel testo e parte in apposito atlante. (Ghio, Napoli, 1868)

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