Sono abbonata a The New Yorker online. Lo so, mi perdo le loro meravigliose copertine e quella bella vecchia sensazione di avere una rivista tra le mani, ma è infinitamente più pratico. Ed è un abbonamento caro, ma ne vale assolutamente la pena. C’è sempre qualcosa da leggere, ed è sempre qualcosa di interessante e sconosciuto.

Stamattina leggevo un pezzo sull’ignoranza. Su quanto faccia parte del nostro vivere, e non possa essere evitata. Ignoriamo il passato e ignoriamo il futuro. Più impariamo e più siamo consapevoli della nostra ignoranza. Possiamo circoscrivere, la nostra ignoranza, e soprattutto possiamo esserne consapevoli. Non solo in un senso generale, ma nello specifico. In modo da scegliere quello che possiamo e vogliamo continuare a ignorare, e quello che invece decidiamo di conoscere. Ancora di più ora che la rete sembra metterci a disposizione tutto il sapere possibile, ma senza filtri, senza logica.
Oggi sono salita a Prim’Alpe e il mio piccolo paradiso, la terrazza su cui leggo e scrivo mentre custodisco il presidio di Legambiente, era invaso da una scavatrice, dale pietre accumulate, da buchi di varia profondità: ignoravo che Ersaf avesse avviato i lavoro per il nuovo acquedotto. Per fortuna fanno un stop a mezzogiorno e alle cinque staccano. Pietre e polvere resteranno, ma il rumore no.
E soprattutto resterà il fresco. Sotto il grande tiglio o al riparo della casa di pietra, qui si respira e si dorme in gran pace.







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