Se qualcuno, nel settecento, avesse detto al signor Birkenstock, calzolaio chiaramente tedesco, che il suo plantare ortopedico e il sandalo che lo sosteneva sarebbero diventati degli oggetti del desiderio, degli indicatori ideologici o addirittura la divisa degli uomini performativi, beh non avrebbe capito e forse non gliene sarebbe importato.
Eppure noi siamo qui nel 2025 a guardarci i piedi e riconoscerci o disconoscerci sulla base dei suoi sandali, che qualcuno chiama “i Birkenstock” e qualcuno “le Birkenstock”. Per me son sandali e son maschili.
Ci sono quelli che i Birkenstock li trovano brutti, quelli che li trovano belli, e quelli che li scelgono per ragioni ideologiche e di appartenenza. Certo è che quest’estate se ne sono visti moltissimi, prevalentemente gli Arizona e i Boston.
Pare che i Boston siano la divisa dei “maschi performativi”, che usano libri e abbigliamento understated per distinguersi dai maschi tossici e conquistare le ragazze che, dopo la pagina Fb “mia moglie” e simili prodezze social, si sono fatte più diffidenti. Se volete saperne di più potete leggerne su Rivista Studio.
Io per parte mia porto i Birkenstock da 30 anni e più, li trovo belli oltre che comodi, e mi diverte vedere come nel tempo anche gli oggetti che restano uguali mutano di significato e di evocazioni. Come siamo bizzarri, noi umani








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