Come vestirsi quando piove. A Monza e altrove

Oggi siamo di combattimento. Piove, non fa freddo ma c'è un vento cattivello che agita gli alberi e cambia direzione alla pioggia. È martedì e c'è un gran traffico. Non si sa perché quando piove il traffico aumenta. Una sorta di legge di Murphy, insensata e inesorabile. È autunno e dunque è bene e normale... Continue Reading →

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Che bello l’autunno, che difficile l’autunno. Per una fashion blogger

Non è che se siete una fashion blogger la vita è più semplice, d'autunno. Anzi. Tutto sommato, e pure se siete una fashion blogger sui generis, che di fashion scrive solo quando ha voglia e che la moda la segue a modo suo, avete degli obblighi. Chi non ne ha, del resto. Intendo degli obblighi... Continue Reading →

Del fare, della bellezza e della diversità. A Monza (ma anche dovunque)

Domenica c'era la festa nel quartiere di San Biagio, a Monza, con il banchetto di Legambiente. Una festa animata, con i banchetti di tantissime associazioni, tutte dedicate ad aiutare i cittadini e anche a intervenire dove stato e comune non riescono o non cercano di arrivare. E come sapete io trovo bello e positivo che... Continue Reading →

Se l’immaginario della nostra età non corrisponde alla realtà

Tra le varie newsletter che ricevo (alcune delle quali, lo confesso, non apro nemmeno, ma mi costa meno fatica buttarle via che non disiscrivermi) c'è quella di Ageist, un webzine americano per signore e signori after fifty che mi piace molto. E ieri c'era un articolo molto interessante, un esperimento sociologico che ha sorpreso i... Continue Reading →

È vero, c’è troppo da leggere. Ma è anche meraviglioso…

Leggo nei ritagli di tempo. Leggo per lavoro, per piacere, per occupare il tempo, per imparare, per tenere il cervello in allenamento, per dimenticare, per scoprire. Alle volte non riesco a mollare un libro da tanto mi piace. Altre volte prenderei a schiaffi l'autore. Altre volte mi dico vabbé mi aspettavo di meglio. E capita... Continue Reading →

Di quando ho cominciato a leggere in inglese e di Robertson Davies

Alfieri Magazine

Mi facevano una grande invidia, quando ero giovane, le persone che riuscivano a leggere in inglese. Il mio compagno dei tempi, che quando gli dicevano come sai bene l’inglese, dove l’hai imparato, rispondeva con nonchalance “mostly reading”.

Io l’inglese l’ho imparato tardi. A scuola ho studiato francese, che è una lingua bellissima e che sono molto felice di conoscere, ma che negli anni Ottanta non era per niente cool. Negli anni Ottanta era un po’ come adesso, l’inglese lo dovevi sapere. Non solo per lavoro o per tuo piacere. La Milano da bere, la Milano della pubblicità lo dava per scontato.

Ho cominciato a studiarlo all’università, l’inglese, e poi sono andata in America e in qualche modo ho cominciato a cavarmela e a non vergognarmi più di questa terribile mancanza. Però cavarmela non mi bastava. Volevo saperlo bene, l’inglese.

E allora ho cominciato a leggere.

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Non vi dico la fatica…

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