Da Monza con orgoglio: il mio articolo su Sue Finley della Nasa è nel nuovo numero di Donna Moderna

Oggi sono fiera: dei miei amici e anche di me stessa. La mia intervista a Sue Finley è nel nuovo numero di Donna Moderna. Lei è una pioniera della Nasa, lavora ancora a 79 anni ed è un esempio per tutti. E ha conservato un sorriso birichino…

Succede.
Succede che gli amici ci rendano fieri.
Succede che ci diano anche l’argomento per un articolo!

 

Sto parlando di Sue Finley.
L’ho conosciuta attraverso mia sorella, che ha lavorato con lei al Jet Propulsion Laboratory della Nasa. Sono diventate amiche e lo sono rimaste anche dopo che mia sorella si è dedicata a tutt’altre attività.
Sue lavora per la Nasa dalla sua fondazione nel 1958. Quando ha cominciato non c’erano i computer, e lei lavorava come “computer umano”, preparando le equazioni e i calcoli per gli ingegneri… Si può leggere la sua storia nel libro  “Rise of the Rocket Girls: The Women who Propelled us, from Missiles to the Moon to Mars” di Nathalia Holt. Io non l’ho ancora letto perché ho una copia autografata che mi aspetta a Pasadena… dove non vedo l’ora di andare! Ma ormai mancano pochi giorni…

Sue lavora con il team Deep Space Network: ascoltano i segnali dallo spazio, quelli mandati dai satelliti o dalle sonde spaziali. Sue era lì al suo posto, il 4 luglio, quando la sonda Juno è entrata nell’orbita di Giove. Che momento! Non so esattamente che segnali si ricevano e si ascoltino, ma tali da capire se la missione è andata a buon fine… e in questo caso lo era!

E così è stato anche il momento di Sue.
L’ha intervistata nientepopodimeno che The New York Times, e l’intervista è stata retwittata da Chelsea Clinton. Mica una cosa che succede tutti i giorni!
Perché Sue è una vera pioniera, e un grande esempio per le donne. Ma anche per le persone di una certa età.
Lavorare ancora a 79 anni? Se ti piace il tuo lavoro, è fantastico! E per un’azienda è prezioso il contributo di qualcuno che ha una così lunga esperienza…

 

Poi tutto il resto è successo per caso, e molto in fretta.
Sapevo del libro.
Sapevo vagamente di Juno.
Poi ho visto su Facebook il post di un’amica di Sue con l’intervista di The NewYork Times.
Era una storia così bella che a pranzo l’ho raccontata alla mia amica Isabella Fava che lavora per Donna Moderna.
Anch’io scrivo per Donna Moderna, ma Isabella è una vera giornalista e ha annusato la notizia.
Mi ha chiesto di intervistare Sue, cosa che ho fatto nella notte, viste le 9 ore di fuso orario. E poi ho scritto il pezzo, e oggi sono fiera di vederlo stampato!

 

E come vestirsi con tutta questa fierezza?
Dato che pioveva quando sono uscita, un temporale benedetto che ci ha tolto un po’ di caldo, ho cominciato dalle scarpe. Che non potevano certo essere le agognate espadrillas… ho scelto le Converse grigie. E ci ho abbinato dei pantaloni blu e una canottiera altrettanto blu. Supersemplice ma super50chic.
Peccato che la luce per il #selfieinthekitchen era veramente poverissima, e le foto sono venute tutte blurred!
Così ho fatto questa specie di collage…

Buona giornata!
Anna da Re

 

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