
Sono uscita dal cinema, dopo aver visto Barbie, con un senso di fastidio.
Che lì per lì mi è sembrato di poter attribuire all’eccesso di attenzione alla coreografia. Come Hunger Games, come Dune, sembra ci si accontenti di un’estetica raffinata, la cui funzione generalmente è quella di mascherare il vuoto. Balletti, riprese dall’alto, inquadrature. Molto belle. Ma perché?
Però poi stamattina ho pensato che era qualcosa d’altro.
Era la facilità con cui Ken, che ci viene dipinto come sciocco e incapace, riesce a portare e imporre il patriarcato a Barbieland. Contrapposto alla difficoltà delle donne di far capire la loro vita. Siamo ancora agli uomini che si sentono superiori per natura e alle donne che sarebbero superiori ma non si sentono tali.

Nel bel saggio ” Una storia dei diritti delle donne” (https://www.mulino.it/isbn/9788815383716#) si impara che dall’affermazione dell’infirmitas sexus e della fragilitas sexus fino al fatto che i titolari dei diritti universali fossero esseri dotati di ragione (mentre le donne non lo erano), per poi proseguire fino ai giorni nostri, la realtà dell’oppressione delle donne è stata molto articolata e complessa.
Ora certo non possiamo paragonare l’intrattenimento di Barbie con un saggio, per quanto divulgativo. Ma non possiamo neanche negare che stiamo nello stesso mondo. E che Barbie è stato anche inteso e presentato come un film femminista e liberatorio. Su questi aspetti sono un po’ perplessa…
C’è anche stata molta discussione, quando il film è uscito.
Voi che ne pensate?
Buona giornata intanto!
Anna da Re







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