Sono in treno. Sto viaggiando verso Sessa Aurunca, dove parteciperò a un camp di Legambiente. Pulizie, manutenzione, in un posto dove non sono mai stata.

Il treno per Roma sta accumulando ritardo, siamo a 120 minuti. La coincidenza (non a caso si chiamano così i cambi di treno, che non sai mai se li perderai o li prenderai e perché) è già persa ma di sicuro ce ne sarà un’altra. Sono su un Italo e verso le due ci hanno portato l’acqua e uno snack. L’aria condizionata funziona, le tendine pure. Wifi funziona e ci sono le prese di corrente.

Ripenso al viaggio che ho fatto rientrando dalla Val Masino la scorsa settimana, in macchina. Quasi sei ore per un viaggio di un’ora e mezza. Coda sotto il sole al tramonto ma ancora bollente. Anchilosata. Annoiata a morte. Poi stanca.

E penso mille volte meglio il treno. Abbandonate le illusioni di controllo, di precisione, di previsione. Ho letto un lungo, lunghissimo pezzo di James Baldwin su The New Yorker. Un pezzo sulla long list del Booker Prize su The Guardian. E ora mi aspetta un racconto di William Styron legato a Hiroshima e Nagasaki (successe 79 anni fa). Certe letture a casa verrebbero interrotte innunerevoli volte. E io su treni e aerei ho sempre studiato e lavorato benissimo. Nonostante il chiacchiericcio degli altri viaggiatori.

E poi passando, ho visto la stazione di Terontola. Quando abitavamo a Perugia, ci si arrivava e da lì, beh, si entrava in un altro mondo. Dove il cibo aveva un sapore diverso, i mezzi di trasporto non erano garantiti, ma la bellezza era sfolgorante. Noi venivamo da Milano, erano gli anni sessanta e la differenza tra la città e la provincia era netta e, sicuramente per mia madre, scoraggiante. Ma per una che come lei aveva fatto l’università mentre c’era la guerra, in fondo andare a Terontola a Perugia era una passaggiata. Valigie e tre bambini, per una con il suo piglio, erano bazzecole. Le bastava uno sguardo per metterci in riga. E alla fine a Perugia si arrivava. Con un senso di avventura che, almeno per me, il viaggio in treno ha conservato.

E sono davvero felice dei ricordi evocati…

Una replica a “Cosa fare: concedersi il tempo di viaggiare in treno #2”

  1. Avatar rbaper
    rbaper

    Fa piacere, almeno per gli Ingegneri come chi scrive, constatare che esistono persone utenti intelligenti e motivate del treno.

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Sono Anna

Benvenuti su ChicAfterFifty. Nato 10 anni fa come blog di moda per signore, appunto after fifty. Dopo la pandemia la moda non mi è più sembrata così importante. E allora parlo di libri, di ambiente, di posti belli, di cose belle.

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