Potrebbe essere un nuovo proposito per il 2026. Ma si può pensare di metterlo in pratica anche prima.
Che si parla tanto di gentilezza, ma poi sembra che a molto prema molto di più far conoscere che cosa hanno in contrario, che cosa non condividono, che cosa pensano sia sbagliato. C’è una sorta di urgenza della critica, che passa sopra a tutto. E che fa dimenticare quella che una volta si chiamava la buona educazione: ovvero prima ti dico buongiorno, riconosco la tua esistenza e la tua presenza, riconosco quello che hai fatto, e poi ti dico quello che secondo me non va bene. Evidentemente ci vuole troppo tempo per fare tutti questi passaggi, e quindi si saltano e si va dritto alla critica.
Peccato che i primi 3 passaggi sono quelli che potrebbero rendere la critica ascoltata e costruttiva. Il rischio di buttarla subito lì è quello che venga ignorata o rifiutata senza essere stata neppure analizzata.
Dunque proviamo a partire con una gentilezza, nel nostro dialogo con gli altri. Un grazie, un complimento innocuo, un sorriso. Magari all’inizio ci sembra strano ma poi diventa un’abitudine. Una buona abitudine.
E vi sembrerà sciocco, ma la pace comincia anche da noi. Da un gesto gentile, da una parola gentile, da uno sguardo gentile. Anche verso noi stessi. Perché quanto spesso quella voce maligna e criticonq che tratta con disprezzo il lavoro degli altri, è la stessa voce con cui ci rivolgiamo a noi stessi?
Come diceva Arbore, meditate, gente, meditate








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