Suona strano, pensare che oggi si possa celebrare la giornata della nonviolenza.
È la giornata in cui era nato Gandhi. Lui la nonviolenza l’ha fatta diventare una pratica politica. Ma dopo di lui è una di quelle cose di cui si parla soltanto.
Penso che sia molto difficile non avere pensieri violenti. Ci si contiene più facilmente nei fatti che nelle parole e nei pensieri. Quando si è arrabbiati, i pensieri violenti, gli insulti offensivi, li abbiamo eccome. Poi possiamo esercitarci a non dirli ai destinatari, e restano pensieri nostri o parole dette al muro, al computer, al telefono, al navigatore. In quei momenti in cui solo noi ci ascoltiamo. E non siamo un bello spettacolo.
L’altra sera ho visto l’Odissea. Non mi è sembrata un granché, ad essere sincera. E c’erano molte scene violente, che certo ci sono anche nella storia originale. Ma il finale, Ulisse che combatte da solo contro tutti, l’ho trovata una scena lunga e inutile. Quei pezzi di film che si dice attirino il pubblico: gli inseguimenti. le sparatorie, roba da western o da James Bond. Non proprio da epica insomma. Ma se quel tipo di scene piacciono, sono la conferma che la violenza è dentro di noi, radicata, profonda. L’educazione civica, quella ambientale e quella sessuo-affettiva sono certo dei percorsi di controllo della nostra propensione alla violenza e alla cattiveria (lo so, non sono la stessa cosa, ma parenti stretti sì), ma ognuno di noi dovrebbe e potrebbe trovare una sua strada di nonviolenza.
Io ci provo, e so che non è facile. Ma è una di quelle cose che vale la pena.
Buona giornata
Anna da Re







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