Stamattina, non so bene perché, ripensavo alla prima casa in cui ho abitato qui a Monza. Era molto carina, un po’ piccola e soprattutto molto rumorosa la domenica e la sera, perché era in centro.
E ho pensato che delle varie case in cui ho abitato mi ricordo soprattutto dei gesti. Avevo un tavolo di vetro, per esempio, su cui mangiavo e che poi passavo con un panno liscio. Qui dove sto ora ho la poltrona su cui leggo, e il gesto con cui bevo il caffè e poi appoggio la tazzina sul tavolino di fianco è un gesto proprio di questa casa.
E del resto anche delle persone, ci rimangono impressi i gesti. Il modo in cui muovono le mani, o portano il boccone alla bocca. Il modo in cui si siedono.
E anche l’eleganza è più nei gesti che nei vestiti, nel modo in cui i vestiti si portano. E i gesti sono qualcosa che dipende da chi siamo, e che possiamo modificare se ci va. I gesti mostrano la cura o la disattenzione, la delicatezza o la forza, la sicurezza o l’esitazione. Sono rivelatori e quindi fanno parte di quel processo di conoscenza (di noi stessi e degli altri) che non finisce mai e che è tra le cose più belle della vita.
E buona domenica







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