Andare o non andare? Mentre il Fuorisalone 2016 è in pieno fervore, io mi sento più una couch potato! A Monza

Certo che sentirsi stanchi ed avere daffare proprio la settimana del Salone del mobile e del Fuorisalone… Per fortuna dura una settimana! E anche se stasera sono una couch potato e domani sono occupata, ci saranno gli eventi degli altri giorni e del week-end con cui rifarsi!

Ieri sera ho finito tardi di lavorare. Più tardi del solito, che è già abbastanza tardi. Avrei dovuto saperlo, perché c’era un incontro che è cominciato nel tardo pomeriggio, e venire al lavoro in macchina. Invece me l’ero dimenticato, e così con il treno la sera ci ho messo un bel po’ a tornare a casa.

Perché ve lo dico?
Cosa c’entra il Fuorisalone?
Beh, se mi date il tempo di spiegare invece di farmi tutte queste domande… che poi la risposta non è così difficile: sono stanca. Non sono più una ragazzina, se no non scriverei sullo chic after fifty. E per quanto apprezzi l’età che ho raggiunto e non me ne lamenti affatto, devo confessare che mi stanco più facilmente di prima.
O è la primavera. Aprile (dolce dormire). Il cambio di stagione. Troppi impegni (per quanto mi fossi ripromessa, all’inizio dell’anno, di mollare alcune cose, è più facile dirlo che farlo). Troppe cose da fare. Tutte queste cose insieme.

Così sogno una serata da couch potato invece di una serata piena di eventi in città!

 

E sapete una cosa? Darò retta al mio corpo. Non gli ho mai prestato una grande attenzione. Ha sempre dovuto urlare, il mio corpo, per farsi sentire. Ma adesso sto più attenta. Invece di pensare “non dovrei essere stanca” e andare avanti come se niente fosse, mi dico “eh, sì, sono stanca”. E’ parte del processo “letting reality be reality” “lasciamo che la realtà sia la realtà”, di cui ho letto ieri su The Guardian. Era detto, o meglio scritto, a proposito del pendolarismo: se lo detesti, è inutile che fai finta di niente, ascolti la musica o leggi per rendertelo più sopportabile. Non imbrogli nessuno, meno che mai te stessa. E magari se affronti la realtà per quello che è, magari trovi anche un modo per accettarla. Ed è qualcosa che si può applicare alla maggior parte delle cose della vita.

 

E quindi come sono vestita?
Una T-shirt a righe per la felicità, un pullover fatto a mano per il calore, una gonna di denim per il comfort, un paio di scarpe nuove per la vanità, e un soprabito arancio (o forse ruggine) vintage per un tocco di colore!
#50chic? Sì! #chicafter50? Ovviamente!

 

Buona giornata!
Anna da Re

 

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