Alla scoperta di un nuovo stilista pieno di talento: Pietro Barbieri. A Torino

E che fantastica scoperta! Un senso di understatement e allure insieme vi pervade appena mettete piede nel suo atelier. Stoffe morbidissime, tagli semplici e decisi, dettagli forti.
E qui la storia del mio incontro con Pietro Barbieri.
E non è meraviglioso questo vestito (creato da lui)?

 

La mia missione torinese non era confinata ai libri.
Sono anche andata a conoscere un giovane stilista. Che ha senso, dato che sono una fashion blogger!

Pietro Barbieri è il suo nome, e ha l'atelier tra le colline che incorniciano Torino: un luogo bello, silenzioso, tranquillo, verdissimo. Una vecchia casa di famiglia completamente ricoperta di edera. La mia casa dei sogni. E credo che questa fosse anche la stagione migliore per ammirarla, dato che l'edera era verde come non mai.
Pietro ha una laurea in Scienze internazionali e diplomatiche, ma la sua passione per la moda ha preso il sopravvento non appena ha finito gli studi e ha dovuto decidere della propria vita. Con un sacco di coraggio e un po' di incoscienza ha deciso di seguire la sua vocazione ed è andato a imparare il mestiere da un sarto francese che aveva il suo atelier a Torino. La sua passione è soltanto cresciuta nel contatto con i tessuti, nella scoperta di come si taglia e si cuce, dell'arte di prendere le misure, di tutti i segreti e i trucchi del costruire i vestiti. Ha seguito corsi in cui si insegnavano dettagli cruciali: il giromanica, le spalle. Ha disegnato una prima, piccola collezione con un'amica.
E poi finalmente, preparato e incoraggiato, si è lanciato nel grande mondo della moda con una prima collezione che portava il suo nome.
Era il 2015.
Ed era solo l'inizio, dell'avventura di Pietro Barbieri (ancora non sapeva che sarebbe anche arrivata una fashion blogger #50chic a tempestarlo di domande).

Ed ecco le domande che gli ho fatto. E le risposte of course.

 

Che cosa gli piace del suo lavoro?
Pietro ama i tessuti più di ogni altra cosa. Ma poi ama anche disegnare (si ricorda di averlo sempre fatto), e gli piace anche il disegno tecnico. E creare il modellismo: creare i cartamodelli che verranno utilizzati nel processo di taglio e cucito. Creare dei cartamodelli efficaci è cruciale e necessita anche di persone particolari che si prestino come modelli. Dico persone particolari perché, che siano uomini o donne, devono avere la taglia perfetta e non devono cambiare di un grammo nel tempo in cui il modello, prima di carta e poi di tessuto, viene realizzato.

 

Quali sono i periodi storici che gli piacciono di più, come abbigliamento, e a cui si ispira?
Pietro adora gli anni dell'inizio del ventesimo secolo: gli anni Dieci, i Venti, i Trenta. Ama i primi pantaloni per le donne, il richiamo al Giappone non nei tessuti ma nei tagli, le forme fluide. Ama il fatto che la semplicità progressivamente si afferma sempre più, e che la forma e il taglio prevalgono sulle decorazioni e su elementi aggiunti, man mano che le donne conquistano l'indipendenza e un posto diverso nel mondo.

 

C'è un tipo di donna a cui pensa mentre immagina la sua collezione?
Beh, devo dire che sono orgogliosa del fatto che la donna che ha in mente è parecchio Chic After Fifty. Non tanto in termini di età quanto di consapevolezza di sé, capacità di scegliere vestiti che le stiano bene e che ne sottolineino lo stile; in termini di understatement come opposto dell'overdressing; di abiti semplici ma con un dettaglio forte e ben visibile; e di sentirsi bene in quello che si indossa invece di pavoneggiarsi. Vi suona familiare, no?

 

C'è un capo che preferisce disegnare e creare?
Sì che c'è, e sono i vestiti. I vestiti hanno una struttura, una solidità, una completezza, e fanno quello che dice la parola: vestono. Ma proprio per questo possono essere difficili da portare, specialmente di questi tempi, in cui ci si veste alle 7 del mattino e si resta così fino alla sera, senza cambiarsi in mezzo. E così gli piace anche disegnare i pantaloni, che sono più facili da portare e più versatili.

 

C'è un capo che detesta sopra ogni altro?
Certo, tutto quello che è a vita bassa. Detestava quando erano di moda pantaloni e gonne a vita bassa!

 

E c'è un tessuto che ama particolarmente?
La seta lavata. Seta con un trattamento speciale che la rende pesante e ricca e morbida, che cade con grande naturalezza, ed è estremamente piacevole a contatto con la pelle  (l'ho provata, credetemi).

 

Che dice dei colori?
Pietro non usa mai il nero. Pensa, e a ragione, che i colori siano molto più interessanti, e molto più capaci di esprimere la nostra personalità, mutevole e complessa. Il nero tende a nascondere le persone, le donne. E' un segno dei tempi che tutti tendiamo a vestirci di nero. Certo, ammette che i colori sono difficili da combinare. Ma giocare con i colori è divertente, e dovremmo accettare il rischio!

 

Come avviene, per Pietro, la creazione di una collezione?
Ovviamente ha sempre sott'occhio quello che la gente indossa. Poi pensa a un tema (per la collezione estiva del 2016 ha scelto il costruttivismo), e comincia a cercare in internet su quel tema, immagini che gli piacciono, suggestioni, spunti. Li raccoglie e li lascia riposare. Poi comincia a disegnare, e dopo il disegno crea il cartamodello. Ovviamente ci sono molti passaggi e aggiustamenti perché il cartamodello sia perfetto. Durante la fase di disegno Pietro cerca e sceglie anche i tessuti. Avendo imparato a lavorare da un sarto sa esattamente che ogni tessuto ha un suo modo di "cadere" ed è quindi adatto a forme e tagli diversi. Dopo di che cominciano le prove… tante quante ne servono!

 

Qualcosa in più sulle collezioni di Pietro Barbieri.
In genere le sue collezioni sono piccole, un po' più piccole di una capsule collection. Pietro preferisce concentrarsi su pochi pezzi, studiati e realizzati con molta, moltissima cura. Come la collezione estiva 2016 che mi vedrete indossare nello speciale che sto preparando.
Quello che è importante dire è che la creatività è secondo Pietro solo uno degli aspetti del lavoro dello stilista. E' necessario essere creativi, ma bisogna anche essere capaci di offrire al mercato qualcosa che sia nello spirito dei tempi e però anche originale e portabile. Una sfida mica facile, no?

 

E poi gli ho chiesto perché, secondo lui, la maggior parte degli stilisti di moda femminile sono uomini…
L'ha trovata una domanda interessante anche se strana. Crede che sia perché lo sguardo di qualcuno del sesso opposto è più distaccato e può immaginare di più. E' uno sguardo che ha un'attenzione differente: più verso l'estetica e meno verso la praticità. C'è anche una dimensione di sfida nel disegnare qualcosa che non potrai indossare. E' un modo di pensare per qualcun altro, un processo particolare, difficile ma efficace.

 

E questo è tutto.
Potete trovare le creazioni di Pietro Barbieri in alcuni negozi selezionati, come Nur a Milano.

Sul suo sito potete trovare tutte le informazioni.

E se avete un'occasione speciale in cui volete vestirvi in modo speciale, andate a visitare il suo atelier.

Per quanto mi riguarda ho ordinato una giacca invernale. Bellissima. Non vedo l'ora di averla! E sono sicura che anche voi non vedete l'ora di vedermela addosso!

 

Buona giornata!
Anna da Re

 

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