Collane come sculture: lo stile inconfondibile di Verde Alfieri. Che piacerebbe a Peggy Guggenheim

Non sto scherzando: Verde Alfieri viveva davvero a due passi da Peggy Guggenheim a Venezia. Ed è cresciuta tra artisti. Circondata di bellezza. Che ora ci restituisce, sotto forma di collane fantastiche e originali

Ho questa immagine, di Verde Alfieri, dopo aver passato una serata di foto e chiacchiere con lei: un'immagine di Verde circondata da metri e metri di corde, nastri e fettucce, che modella con le mani qualcosa che nella sua mente è chiarissimo, e lo fa instancabilmente finché non ottiene esattamente quell'immagine.  

Avevo già visto i suoi gioielli.
E' amica di amici, e avevo visto le sue collane circa un anno fa, quando mi aveva invitato ad una delle sue mostre/vendite. Le avete viste anche voi, perché me ne ero provate un po' e avevo pubblicato le foto su Facebook. Che tra l'altro con la mia solita fortuna (e non è detto in senso ironico) avevo indosso una camicia bianca senza collo e quelle collane nere, grigie e rosse spiccavano tantissimo e facevano un bellissimo effetto. Per Natale avevo comprato degli orecchini da regalare, e mi ero fatta prestare delle collane per la sera di Capodanno. Poi avevo fatto il Capodanno più casual del mondo, e allora avevo fatto un articolo con le collane al ritorno. Avevo ancora il vecchio blog, e sapete cosa è successo? Che quando il materiale è stato passato da WordPress alla nuova piattaforma di Gruppo 36, proprio quell'articolo è andato perso!

 

Allora quando ho cominciato questa serie di interviste con persone creative, artigiani e artisti, ho deciso che Verde doveva esserci.
Così l'ho invitata nella mia casetta monzese, che d'estate dà il suo meglio, e le ho proposto di posare per lei con i suoi gioielli e di raccontarmi la sua storia.
L'abbiamo fatto la settimana scorsa, ma voi sapete che mi ci vuole un po' di tempo per mettere insieme tutti i pezzi e scrivere il post… però ci siamo!

Abbiamo fatto prima le foto, che potrete ammirare nello speciale che sto preparando (vi avviso quando è pronto, tranquilli).
Poi ci siamo sedute nel patio con una birretta (io avevo anche il taccuino e la Montblanc, lo so, mi vizio quando si tratta di scrivere) e abbiamo lasciato che la sera ci scendesse addosso. Abbiamo acceso una candela, ad un certo punto, e io ho continuato a prendere appunti nel semibuio. Ma non volevo interrompere il flusso della storia o rovinare l'atmosfera!

 

E' tutto cominciato con Peggy Guggenheim?
A me piace pensarlo.
Perché quando ho scaricato le foto dal telefono e ho cominciato a rinominarle, e osservavo le collane, i colori e le forme, le dimensioni anche, continuavo a pensare che a Peggy Guggenheim sarebbero proprio piaciute. Peggy che incontrava Verde nelle calli veneziane, dato che vivevano vicinissime, e le diceva di andare con lei a vedere i suoi ultimi lavori le opere della sua collezione; Peggy avrebbe incoraggiato Verde nella sua produzione, nella sua arte.

 

Ma partiamo dall'inizio.
Verde è cresciuta a Venezia, la sua famiglia aveva una casa editrice specializzata in pubblicazioni d'arte: hanno prodotto il catalogo della Biennale per un bel numero di anni, a partire dal 1948. La sua casa era piena della presenza di artisti e galleristi. Ai party che i suoi genitori davano gli ospiti erano Piero Dorazio, Giuseppe Santomaso (padrino di Verde), Vedova, Burri, Pietro Consagra, Alberto Viani, Giancarlo Iliprandi, Max Bill, Heinz Waiblg, Massimo Vignelli, Bruno Munari, tra i tanti, e lei era la piccola mascotte. Verde li ricorda tutti. Ma tra tutti ricorda con più calore Piero Dorazio, perché quando sono andati a trovarlo nella sua casa di campagna a Todi, hanno ha visitato il suo atelier, che stava in una chiesetta persa tra i campi e che era pieno di colori: latte di vernice di ogni colore, ciotole di colori mescolati, tele con la base monocroma… un paradiso per Verde, che fin da piccola adorava i colori!

Quando la famiglia si è trasferita a Milano, è stato un grande trauma per Verde. Lo si vede ancora nei suoi occhi, quanto la Venezia della sua infanzia non se ne è mai andata. Verde ha studiato arte, ha disegnato e dipinto ma, nella rabbia dell'adolescenza, buttava subito via tutto quello che faceva.
Ha lavorato con un art director da cui ha imparato la dura disciplina dell'arte al servizio di qualcosa d'altro. E' rientrata nella casa editrice di famiglia e ricorda con affetto e orgoglio di aver contribuito a vari eventi di respiro internazionale, organizzati da Alfieri Editore con suo padre, tra i quali la mostra "The Italian Avantgarde in Car Design" alla Armory di New York nel 2002 e la "Conrad Marca-Relli e l'Espressionismo astratto americano" alla Rotonda della Besana di Milano nel 2008.

 

Poi la crisi che ha colpito il settore dell'editoria e della pubblicità ha dato una bella botta anche a Verde. Tutto quello che aveva fatto con passione e con vero amore, senza contare la capacità e la competenza, sembrava essere diventato irrilevante. Il lavoro che c'era non era pagato o era pagato una miseria. Sono sicura che molti dei miei lettori e follower sanno esattamente di cosa sto parlando.
Verde ha trovato sollievo nel digital painting, che ha fatto per un certo tempo. Non lo sapeva allora, ma è stato un momento cruciale e un punto di svolta nel suo percorso verso il mondo dei bijoux. La tridimensionalità dei suoi dipinti mi ha fatto capire (e forse ha fatto capire anche a lei) il bisogno di usare le mani per modellare qualcosa che era dentro di lei.

Aveva disdegnato i bijoux come cineserie senza valore. Poi un giorno, girellando su internet, ha visto per caso i lavori di alcuni designer e stilisti, ed era rimasta sorpresa da quanto erano belli. Ce ne erano alcuni in particolare, fatti con strisce di pelle, che facevano risuonare qualcosa dentro di lei. Si è accorta di quanto le mancava usare le mani. Ha cominciato a giocare e sperimentare con i cordini che aveva in casa, i lacci da scarpe, ma era frustrante come non funzionava. Poi, sempre per quel caso che caso non è, ha scoperto "Il cordaio di Milano", che è una sorta di istituzione milanese e che le ha aperto il mondo. Corde e cordini e nastri e lacci di ogni colore, spessore, materiale e sezione. Ne ha comprati a metri. Si è messa a lavorare come una pazza. Ha fatto braccialetti e collane. Prove su prove, anche per finirli e rifinirli.
E un giorno ha deciso di farli vedere agli amici.
L'ha accolta un coro entusiasta di "oh oh".
Li ha messi su Internet.
Ola di ammirazione anche qui.

E ora produce 3 collezioni: Cordini, Labirinti e Assiomi.

 

Cordini è la sua prima collezione e anche, in un certo senso, la sua signature collection. Sono collane, braccialetti e orecchini fatti con la corda da vela, molto resistente, spessa e brillante. Le forme sono sinuose, morbide, ricche e convolute. Sono decorate con piccole perline di oro o argento o cristalli, pietre dure e bulloni in ottone, ma la forma è la loro caratteristica principale.

 

Labirinti è la collezione di carta. Quando stava facendo le sue ricerche sui cordini, era capitata anche su dei siti di gente che faceva cose di carta. Quasi un mondo parallelo. Aveva anche scoperto che, a differenza che per i cordini, la carta era dotata di una serie di strumenti per lavorarla. Così ha deciso di investire in questi piccoli e fondamentali macchinari. La carta voleva dire anche colore e colori, e Verde adorava i colori fin da piccola, e le piaceva un sacco anche da grande giocarci, mescolarli, reinventarli. E dopotutto era la figlia e la nipote di un editore… E poi, sempre su internet e sempre per caso, rimase anche affascinata da un'artista tedesca che creava delle sculture di carta di libri: tagliando la carta dove ancora c'era lo scritto e poi impilandola si creavano degli effetti di mélange bianco e nero molto belli e mobili, quasi ipnotici. Effetti che si presentavano diversi ogni volta che li guardavi. E così Verde ha creato e crea collane, braccialetti, orecchini e ora anche anelli con dischi di carta di diversi colori oppure con pagine di libri. Se avete un libro a cui siete particolarmente affezionati, potete chiedere a Verde di trasformarvelo in un bijou! E sarà di sicuro qualcosa che non ha nessun altro!

 

La nuova collezione Assiomi è stupefacente: non potreste immaginare di cosa è fatta, se Verde non ve lo dicesse. E' una sperimentazione con i nastri da regalo, e l'effetto è di grande leggerezza, come se venissero da un altro pianeta. Arrotolando e incollando metri e metri di nastro da regali, Verde crea delle forme lunari con un bellissimo effetto 3D.

Tutte le creazioni di Verde Alfieri si possono vedere, e comprare, sul suo sito Alfieri Jewel Design e sul suo blog Alfieri Art Jewelry.

Buona giornata!

Anna da Re   

 

 

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