Come mettere insieme l’animo zingaro e lo chic. A Monza

Appena sono uscita dal cancello è uscita anche la macchina del mio vicino. Tutto lustro e serio, la macchina, il vestito da businessman, i capelli. Ho pensato che non gli sarebbe piaciuto, quel look un po' da zingara che avevo stamattina. E un pensiero tira l'altro
 

Leonard Coen, uno dei miei cantautori preferiti di sempre, nonché uno dei più grandi mai esistiti, cantava una canzone che si intitola The Gipsy’s wife. Mi è venuta in mente stamattina, me la canticchiavo tra me e me, stamattina dopo aver scelto una gonna lunga, che ha un’aria un po’ zingara.

 

E poi mi sono messa a pensare quando sia difficile accettare gli altri per quello che sono.
Come invece ci creiamo, dentro la nostra testa, un’immagine che è anche molto reale, di quello che vorremmo che i nostri amici, parenti e amati fossero.
E di come siamo sorpresi e increduli quando le persone vere e la nostra immagine/realtà non coincidono.

Perché mi sono messa a pensare questa cosa?
Non ha nulla a che vedere con gli zingari, le gonne lunghe o Leonard Coen. No no.

Penso che venga in parte dalle considerazioni che facevo sulla sorellanza, sulle parentele e l’evoluzione delle relazioni familiari.
E anche da una catena di pensieri che arrivano dalla lettura del libro “Da una storia vera” di Delphine de Vigan.
Nel libro, una scrittrice viene seriamente circuita da una donna che fa finta di essere sua amica mentre trama contro di lei. Quello che è sorprendente non è che qualcuno trami contro o abbia delle cattive intenzioni, quanto la persistenza della scrittrice a non vedere gli indizi, a non accorgersi dei segnali incoerenti o strani; o addirittura a leggerli e interpretarli in modo che tornino e coincidano con quello che crede e vuole credere. E così ho pensato a tutte le volte che ci ostiniamo ad ignorare quello che abbiamo davanti e procediamo secondo quel che abbiamo deciso. A tutte le volte che pretendiamo che le persone siano quello che noi vogliamo…

 

Ma torniamo alla gonna gipsy.
Penso che l’abbiate già vista. E’ una gonna vintage, che ho comprato dalla mia amica Lucia Navone di NonAprireQuellArmadio. Bella, vero? Così bella che non ha bisogno di altro: mi sono messa la più semplice delle magliette e il piccolo cardigan beige.

Avrei voluto mettere le Converse, ma i miei piedi si sono rifiutati. Non ne volevano proprio sapere, e hanno protestato così ad alta voce che per zittirli sono ricorsa alla espadrillas. Espadrillas che avrebbero bisogno di un bel giro in lavatrice, a ben guardare. Ma i piedi sono felici, ed io con loro!

 

E sì, gipsy può essere #50chic!
 

Buona giornata!
Anna da Re

 

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