Come vestirsi al ritorno da Pordenone. Pensando accidenti quanto sono fortunata

Di ritorno da Pordenonelegge. Bellissima esperienza! Volete sapere tutto o anche solo qualcosa? Leggete

Ve l’ho già detto più volte che sono una donna fortunata.
E ve lo dico ancora, se me lo permettete.

 

Ho passato lo scorso weekend al festival letterario Pordenonelegge, nell’omonima cittadina, che è parecchio fuori mano ma molto molto carina.
Sono partita venerdì ed è per quello che venerdì non ho fatto nessun post (ve ne siete accorti?).
Che cosa mi è piaciuto del festival?

 

Innanzitutto l’atmosfera calda e festosa che mi ricordava i giorni di mercato di cui si legge nei libri, con un sacco di gente che si raccoglieva in alcuni posti, alcuni che mostravano il loro lavoro e altri che ascoltavano, criticavano, commentavano e imparavano da gente che faceva più o meno lo stesso lavoro. E poi chiacchiere e cibo e vino e passeggiate. E stavo lavorando ed ero anche molto occupata ma ero contenta. Ho avuto piacere di essere in compagnia di scrittori interessanti, e anche dei colleghi. Con i quali è bello incontrarsi al di fuori del lavoro. Con i quali Pordenonelegge rappresentava un po’ la condizione ideale di incontro, lavoro/non lavoro, fuori casa. Spontaneo, semplice.

 

Poi c’erano i contenuti: ho ascoltato dei poeti leggere ad alta voce le loro poesie, ho visto Peter Hoeg che incantava me e il pubblico raccontando una storia magica di quando era bambino, ho sentito un professore di latino pieno di passione, che spiegava il valore vero e nascosto di leggere i classici, ho assistito alla più intelligente delle conferenze sull’Islam.

 

E ho anche fatto una cosa che non avevo mai fatto: ho intervistato Peter Hoeg e Cathleen Schine per conto di due blog. Mi avevano mandato le domande e mi sono seduta di fronte, prima a Peter Hoeg e poi a Cathleen Schine. E anche se sono entrambi due grandi scrittori interessanti, e avevo letto i loro libri e mi erano piaciuti, e ho grande ammirazione per loro, mi sono sentita a mio agio. Tranquilla, rilassata, naturale. Le interviste sono state condite di chiacchiere, come succede, e di considerazioni sul web e i blog. E per essere sincera con voi come sapete che sono sempre, non me lo aspettavo. Mi ricordo sempre di quella me stessa complicata, timida, impacciata, goffa. E guardandomi in questa situazione nuova mi sono detta: “ne hai fatta di strada ragazza”. Mi commuovevo quasi, a guardare questa me stesa così diversa dalla vecchia me stessa eppure così tanto me stessa. E mi sono anche detta che è vero che “non è mai troppo tardi”. Fintanto che siamo qui possiamo continuare ad imparare, a migliorare, a evolvere. E non importa se lo impariamo tardi nella vita. La cosa importante è il processo…

 

Ma non ci dici nulla dei vestiti? Vi sento che vi state lamentando. E’ ancora un fashion blog o l’hai cambiato nottetempo?
No, tranquilli, tutto sotto controllo.
Ho indossato sempre il mio soprabito di Antonio Fusco, che come sempre è stato molto ammirato, persino in un negozio molto carino del centro. Sotto ho alternato una maglia blu e una a righe, con un piccolo cardigan blu. E sempre blu erano i pantaloni che ho portato entrambi i giorni, comodi ma formali. Accompagnati dalle sneakers della Merrell, che dovendo camminare in continuazione non volevo certo dover sentire le proteste dei miei piedi!
E sì, per tutto il tempo sono stata parecchio #50chic!

 

Buona giornata!
Anna da Re

 

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