Come vestirsi quando si cerca il significato di “giocare bene”. A Monza

Ecco che torno sul tema del tennis, e di tutte le osservazioni che questo fantastico sport mi permette di fare

Ci sono giorni in cui il mondo si mostra in tutta la sua stranezza e curiosità.

Stavo prendendo un aperitivo con la mia amica Laura, ieri sera, e stavamo parlando di varie cose, amici, colleghi, lavoro. E io ho detto che mi stupisce sempre quello che la gente fa, anche ora che non sono più giovane, continuo a sorprendermi del mondo che mi sta intorno. Il che è anche bello, perché davvero ogni giorno è un nuovo giorno di un nuovo mondo.

Stavamo parlando di padri e lei ha citato i padri terribili del tennis, i padri di André Agassi, delle sorelle Williams, di Steffi Graf. Lei ha citato un articolo su Federer, uscito domenica ma che ho letto solo oggi, di Alessandro Baricco. Ha citato il libro Open di Agassi, che ho letto e mi è piaciuto molto. Abbiamo fatto dei commenti sul tennis, che io trovo sempre una fantastica palestra di osservazione sul mondo e sulla gente e anche su me stessa (su cui sono più competente).

Ho fatto un torneo, domenica scorsa. Una bellissima giornata, grande organizzazione, gente simpatica, amici vecchi e nuovi. Mi sono divertita molto e ho giocato abbastanza bene. Come altre volte mi sono stupita quando qualcuno, che non conoscevo e giocava contro di me, mi ha detto che giocavo bene. Dato che è successo più di una volta, mi sono chiesta cosa volesse dire, questo “giocare bene”. Sono consapevole dei miei difetti, degli errori che faccio, del mio servizio penoso. Sono consapevole di non essere abbastanza veloce a rete. E quindi davvero mi sono chiesta che cosa volesse dire giocare bene. E credo che la risposta sia che gioco con la testa, pensando. Quando riesco ad essere concentrata (e ultimamente mi sta succedendo abbastanza spesso) sono attenta e presente, tengo gli occhi sulla pallina e gioco o incrociato o lungo linea, e soprattutto non tiro mai a caso. Faccio spesso degli errori, ma le mie palline hanno sempre una direzione. Che suppongo non succeda sempre, nel caso di giocatori modesti, o della domenica, come me. E penso che questo sia anche quello che mi affascina del tennis. Il fatto che si gioca contro qualcuno, e che pensare sia parte fondamentale del gioco. Ovviamente c’è la tecnica, la dimensione fisica, bisogna essere in forma, resistenti e resilienti. Ma la dimensione mentale è fondamentale.

E che dire dei vestiti e dello chic?

Ho un paio di pantaloni molto basici di un grigio verde, una T-shirt grigia, le converse grigie e un soprabito che è come una lunga camicia di seta a righe che ho ereditato da un’amica tempo fa. E vi dirò la verità, mi sembra tutto un po’ troppo scuro, un po’ troppo grigio in confronto ai colori che indossavo negli ultimi giorni.  Non sono molto soddisfatta di questo outfit, vi dirò… spero di fare meglio domani!

Intanto buona giornata!
Anna da Re

 

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