Vi confesserò, tutta questa mania del riordino mi inquieta un po’.
Il magico potere del riordino sembra stare conquistando il mondo, perlomeno quello online e quello della comunicazione. Dopo il successo del libro è arrivato quello dello show su Netflix, e staremo certo parlando di piccoli numeri, ma numeri parecchio rumorosi.
Non ho visto lo show ma ho letto parti del libro. Solo delle parti perché a leggerlo tutto non ce l’ho fatta. Delle parti che ho letto mi ricordo la sensazione di estremismo e radicalismo, sapete quando uno pensa di aver trovato la soluzione a tutti i problemi del mondo. Ora io sono complessivamente una persona ordinata, ma non credo che fare ordine sia la soluzione di tutti problemi, miei e del mondo ancora di più.

Capisco che nello spirito dei tempi, in un mondo in cui il caos sembra regnare incontrastato, l’idea di avere una casa ordinata e a posto sia molto attraente. Però, diciamoci la verità, non c’è bisogno di prendere tutti i vestiti, buttarli al centro della stanza e passare le successive 24 ore a ricordarvi quando e quante volte avete messo un abito per decidere se tenerlo o no. Bisognerebbe anche ricordare, ai guru dell’ordine in generale, che è molto più impegnativo TENERE IN ORDINE che METTERE IN ORDINE. Voglio dire, una volta che avete eliminato l’inutile, la vera noi è rimettere a posto, in continuazione, quello che è stato tirato fuori.

E poi c’è una cosa ancora più fondamentale: che l’ordine o riordino di cui si parla arriva dall’esterno. Mentre secondo me l’ordine è buono, utile e duraturo quando nasce da un’esigenza interna, quando segue un percorso di messa in ordine della nostra vita interiore, non al contrario. Se l’ordine non corrisponde a un processo interno non solo lascia il tempo che trova, ma rischia di diventare una gabbietta dentro cui un po’ rifugiarsi un po’ diventare prigionieri.
E voi che ne pensate?
Intanto buona giornata!
Anna da Re








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