Una Star sul caffè

Finalmente sono riuscita ad andarci. Forse sono rimasta tra i pochi, ne sono quasi certa. Il pensiero di darla vinta a “lui” mi tormentava. Il pensiero di trovare un barbarico affollamento di curiosi mi faceva passare la voglia e nessuna intenzione di essere una di loro. Purtroppo alla fine ci sono cascata in pieno, mi sono trasformata e sono stata travolta dall’orda.

Mea culpa. Ho colto al balzo l’occasione di una visita di una amica forestiera per portarla lì e vedere finalmente questo posto, di domenica mattina a mezzogiorno… potevo evitare? Macchè, ero convinta che dopo così tanti mesi dall’inaugurazione avrei trovato 4 gatti (figurati “staranno tutti dormendo” ho pensato), e invece erano lì.

Comunque sia ho fatto il mio giro, fatto le foto, mi sono pure seduta al bar dei vip sul soppalco per bere uno di questi fantomatici caffè tanto decantati dal signor Howard Shultz oggi sostituito da Kevin Johnson che ci ha provato ammaliando gli italiani e l’Italia, dove notoriamente si sa, si beve e si produce forse il più buon caffè di tutto il pianeta, promettendo che nel suo nuovo locale si sarebbero degustati caffè pregiati, tostati sul posto, aromi che chiunque si sarebbe sognato. Mollando la presa sulla brodaglia annacquata che propina in tutti gli altri caffè del mondo.

Ma andiamo con ordine, intanto vi consiglio di andare a rileggere un mio articolo precedente che trovate qui in cui parlavo del cambiamento di piazza Cordusio a Milano “venduta” al miglior offerente per essere trasformata in un centro commerciale a due passi del Duomo. E sì perchè 3 sono i palazzi venduti dei 4 che la compongono, e 3 saranno i mega negozi che apriranno i battenti o meglio uno ha già aperto, appunto, aggiudicandosi il bellissimo Palazzo delle Poste, svenduto miseramente.

Una delle più belle piazze storiche di Milano, forse la più bella, perde così il suo fascino per alimentare questa onda commerciale in cui Milano si sta ritrovando.

 

 

Ma allora questo “caffè”? Ma è un caffè? Sto parlando del locale. Che cos’ha in comune con qualunque altro caffè? Assolutamente nulla. Come lo chiamano loro? Boutique del caffè, più precisamente Reserve Roastery. Chiamare quel posto boutique, francamente lascerei perdere. Roastery mi sembra adeguato.

E il caffè che ho bevuto? I camerieri del bar vip che si chiama “Arriviamo” e guarda dall’alto tutto il salone, sono di una gentilezza impeccabile e ci hanno fatto sentire delle principesse. E meno male visto il prezzo del caffè. Mi sono fatta consigliare sulle 4 miscele di caffè disponibili (ebbene sì solo 4) e ho ordinato la miscela Uganda che il cameriere ha spiegato avesse una nota dolce di fragola. Io non me ne intendo di caffè, lo bevo e mi piace molto, ma preciso che non sono certo una intenditrice. Insomma poi questo caffè arrivò ed era un cappuccione, perchè solo così lo servivano dovevi scegliere la dimensione della tazza, ed era ovvio che io mi immaginavo un caffè lungo, non certo un cappuccione in tazzone.

Ma poi lo aveva questo sentore di fragola? Voi che dite? Io sono ancora qui che quando ci penso, sorrido. Sta di fatto che mi è stato servito accompagnato da un cartellino di spiegazione, un racconto scritto in inglese sulle origini, la tostatura eccetera. Peccato che ci fosse scritto che la nota fruttata fosse cherry non strawberry. Capito vero? Diciamo che c’è una bella differenza tra una ciliegia e una fragola (strawberry). Sì certo ci sta può essere stato un errore non voluto dal cameriere in quel momento… ma suvvia, 4 miscele hai, le servi tutti i giorni, me la fai pagare quasi come il caffè Florian a Venezia, mi fai gli ossequi e i salamelecchi, mi racconti tutta la storia compreso il procedimento di raccolta e tostatura nel pentolone in mezzo al tuo locale e mi caschi sulla fragola? Maremma!

La faccio breve. Riduco a poche parole la mia visita. dando un punteggio da 1 a 10 considerando “1” come bocciato calcio nel sedere incluso, così sapete la mia opinione, che magari non sarà d’accordo con le vostre, pazienza.

Location una celebrazione dello stile italiano e della città della moda come dichiarato da Howard Shultz: 8

Servizio incluso il cameriere “ciliegina” sul caffè e la commessa che mi ha risposto “non c’è mai stata da ….?” quando le ho chiesto come funzionava (se te l’ho chiesto è ovvio che non lo so!): 5

Caffè io lo boccio, mi sembrava un caffè qualunque e la ciliegia/fragola proprio non si sentiva: 4

Esposizione dei prodotti in vendita credetemi non capivo cosa stavo guardando, piccoli spazi espositivi che nella folla si perdevano: 4

Applauso all’apertura del pentolone tostatore che termina il suo lavoro e lo segnala con una scampanellata (giuro i cameriei sono partiti con un applauso e la gente a seguirli senza sapere perchè): 5

Prezzo del caffè espresso o di questi cappuccioni no comment davvero: 4

Affollamento lo trovo veramente tipico degli italiani affollare un luogo e costringere a fare la coda per entrare. Ma perchè?: 3

Non ho altro da aggiungere. Ma alla fine avete capito di che stavo parlando? Non ho fatto nomi volutamente, ho pubblicato le foto degli interni dove è facilmente riconoscibile e ora come ultimissima cosa vi dico che si trova a Milano, in piazza Cordusio, e si chiama Starbucks.

Ci siete stati? Volete andarci? Fatemi sapere se vi è piaciuto o no.

 

Verde Alfieri

 

Mi chiamo Verde, e con un nome così non potevo che essere una creativa. Mentre faccio gioielli che trovate qui Alfieri Jewel Design, mi diverto a scrivere qui per Anna, nel mio blog Alfieri Magazine ma soprattutto di The Ciabatte Pelose che tanto mi fanno impazzire.

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