Righe e treni e amici: ci sono cose in cui restiamo uguali a noi stessi. Ed è proprio bello

Uno magari non lo sa, quando è giovane e sta cominciando a capire chi è e cosa vorrebbe fare.

Poi cresce e diventa grande e continua a studiarsi e osservarsi.

E poi un giorno un amico ti manda una foto. Una vecchia foto in bianco e nero. Come attachment di Messanger, così piccola che sullo schermo del telefono non ti riconosci neppure. Però poi appena ingrandita al computer ti riconosci. E ti ricordi pure quando è stata scattata. Non l’esatto momento, ma la circostanza, la storia.

Che per una come me che si ricorda pochissimo è notevole.

Schermata 2020-01-13 alle 12.26.55

Stavamo andando in Polonia. Un viaggio che per i tempi era avventuroso e insolito, c’era ancora la cortina di ferro, mi ricordo alla perfezione il confine tra la Cecoslovacchia e la Polonia, si sentivano i cani ringhiare fuori dal vagone, viaggiavamo di notte e la polizia passava e controllava le valigie, come se tutti fossimo dei delinquenti o cercassimo di attraversare il confine senza averne diritto. Noi eravamo in quattro, io e Laura, Riccardo e Roberto. Laura andava ancora a scuola, io facevo il primo anno di università, Riccardo e Roberto studiavano ingegneria e in uno scambio di studenti (l’Erasmus era di là da venire) avevano conosciuto un ragazzo polacco che li aveva invitati a Varsavia. Siamo passati da Vienna, viaggiando di notte in modo da avere la giornata per visitare la città. Erano le vacanze di Natale e faceva freddo. Faceva freddo a Vienna e a Varsavia, quando ci siamo arrivati al mattino presto. Ma quando siamo partiti per i monti Tatra è arrivata un’ondata di gelo tale che non viaggiava più niente e nessuno, nè treni nè autobus, e noi ci siamo ritrovati a passare una settimana in un paesino tra le montagne, vicino a Zakopane, con meravigliose case di travi di legno con i  nodi in evidenza, con cibo buonissimo fatto in casa, a camminare per ore e chiacchierare per ore, tagliati fuori da tutto, senza telefoni, senza comunicazioni con i genitori, la famiglia. Peraltro nessuno si preoccupava più di tanto allora, no news good news era il modo in cui si viaggiava, si telefonava il giorno che si arrivava a destinazione e se si restava senza soldi. E dunque noi tra i monti Tatra stavamo benissimo, e vivevamo con un dollaro al giorno e  l’avere allungato le vacanze di qualche giorno non era un problema, era bellissimo.

Schermata 2020-01-13 alle 12.28.47

E io avevo un maglione a righe. Non mi ricordo i colori, ma sono sicura che me l’avesse fatto mia mamma e che lo portassi con grande gioia e che mi tenesse caldo.

E pensavo che ci sono cose che restano con te tutta la vita, anche se non sempre te ne accorgi: la passione per le righe, la frequentazione dei treni, amici con cui resti in contatto nonostante le distanze e le peripezie della vita.

E tutto questo è proprio molto bello. Direi perfetto per cominciare una nuova settimana.

Buona giornata!

Anna da Re

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