#iorestoacasa giorno 38. La poltrona della mamma

Poi capita che qualcosa ti irrita. Alle volte ci vogliono dieci minuti per capire dove è cominciata, l’irritazione, perché non è sempre evidente.

Di fianco alla scrivania ho la poltrona che era di mia mamma. Lei ci stava sempre, ci leggeva e ci lavorava a maglia. Erano due, in origine, le poltrone, e quando la andavo a trovare mi sedevo in quella di fianco. Le giravamo un po’, in modo da conversare guardandoci in faccia. Non sono riuscita a tenerle tutte e due, le poltrone. Le avevano comprate insieme, mio papà e mia mamma, e sembrava di fare un torto a uno dei due, tenerne una sola. Ma nelle case in cui sono stata prima non ci sarebbero mai state. E d’altro canto di papà c’era la libreria, e così di fianco stanno proprio bene. Anche simbolicamente.

poltrona 2

Non è che sia molto comoda, come poltrona. Ve l’ho detto altre volte che del resto la comodità in casa nostra non è mai stata ben accolta. Era una buona poltrona da conversazione, tuttavia. Che non è che si può chiacchierare stravaccati sui divani, no? E una buona poltrona pensatoio. Ti costringe a stare abbastanza dritto, e si sa che i pensieri amano un certo rigore e una posa composta.

Così quando come stamattina succede qualcosa che mi disturba ma non riesco a capire cosa sia, mi siedo sulla poltrona pensatoio e resto lì, a prendermi il tempo per capire, apparentemente senza fare nulla. Risalgo con il pensiero a quello che ho fatto, con chi ho parlato, se si è intoppato il computer, se una concatenazione di pensieri è andata alla deriva e si è incagliata. Mi fermo. Che mica si puà ripartire se non ci si ferma mai.

Mi verrebbe da dire che è un lusso che mi posso permettere perché lavoro da casa. Ma non è un lusso. È una necessità, e non poterselo permettere in ufficio è una delle cose che mi fa pensare che la vita d’ufficio, portata all’estremo come si è fatto ultimamente, che occupava tutta la giornata e prevedeva la costante presenza di altri nel nostro spazio vitale, non era mica una vita tanto sana. Almeno per me.

Buona giornata!

Anna da Re

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