#iorestoacasa ma poi esco giorno 70. Quel che ho imparato finora

Al di là delle mie personali difficoltà con questo titolo, che #iorestoacasa resta vero, in fondo, perlomeno per il lavoro e tante cose di base, e al di là della mia personale ripresa del tennis e dello sport all’aria aperta (che sapete anche era una delle cose che mi mancava di più), la fase 3 sta davvero arrivando.

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Stamattina ho pensato quello che dobbiamo veramente fare, invece di buttarci a capofitto in un ritorno indiscriminato alle vecchie abitudini consolidate, è cercare di conservare quello che di buono abbiamo imparato in questi mesi di forzata clausura. Sono contenta di aver tenuto un diario, perchè mi posso andare a rileggere quello che via via ho pensato e pure dichiarato.

Due cose mi sembrano in questo momento importanti anzi cruciali.

Una è l’ascolto. Stamattina mia sorella mi ha mandato il video di un intervento del compianto Ezio Bosso al Parlamento Europeo: la conclusione del breve ma intensissimo discorso era che dobbiamo “ascoltare e ascoltarci”. Che detto da un musicista ha un peso specifico molto superiore al detto da me o anche da uno psicologo, da un pensatore, da uno scrittore. Abbiamo affinato l’ascolto, in questi mesi in cui il rumore di fondo (a mio parere davvero assordante) si è finalmente abbassato. Ora il rumore di fondo riprenderà, ma la nostra dedizione all’ascolto, di se stessi e di quello che ci circonda, davvero deve esssere un impegno a cui restare fedeli.

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L’altra per me è la calma ovvero il contrario dell’affanno. Siccome le cose da fare e da pensare e da leggere e da guardare e da condividere sono tantissime, e rinunciare è difficile e alle volte sembra pure colpevole, io ho sempre pigiato a forza dentro le giornate molto più di quello che ci poteva stare comodamente. Come fare una valigia e poi dovercisi sedere sopra per chiuderla, e a volte non riuscire a farlo nemmeno così. Con la clausura ho scoperto quanto è bello fare le cose con calma. Quanto meglio le si fanno e quanto meglio si sta. E non se ne fanno neppure poche. Semplicemente si sceglie. Cosa non facile, lo sappiamo, perché scegliere vuol dire escludere. Ma non si va bene nemmeno che sia il tempo o la stanchezza a decidere per noi. Quindi per me è un monito fondamentale, quello di capire quando la valigia è piena e di imparare che cosa ci deve davvero stare, nella valigia di tutti i giorni.

Ecco, vedete, questo pezzo è anche la dimostrazione di quello che mi dico. Nei giorni scorsi aveva aperto il parco e anche il tennis. Così da ingorda mi sono fatta 15 kilometri al parco venerdì e un pomeriggio di tennis ieri. I post che ho scritto erano penosi e proprio messi lì solo perché mi ero impegnata a scrivere tutti i giorni. Ma oggi che mi sono presa il tempo, ho finalmente, secondo me, fatto un post degno di essere letto.

Quindi vi ringrazio per la pazienza avuta e mi impegno anche qui pubblicamente a fare le cose con calma e ad ascoltare, me stessa e gli altri e il mondo.

E buona domenica!

Anna da Re

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