#pandemia fase 2. Varie ed eventuali

Varie ed eventuali è l’ultima voce degli ordini del giorno delle assemblee e dei comitati. Spesso la discussione di questo punto è più lunga di tutto il resto della riunione. Così ho pensato che oggi questo post poteva chiamarsi così. Un altro modo per dire pensieri sparsi di un blog in cerca di identità.

Martedì non ho postato perché non avevo avuto tempo, ieri non ho postato perché mi è saltata la connessione a internet e fino a stamattina non è stata ripristinata.

Qualche ora. Abbastanza per vedere a occhio nudo come lo smart working alla fine non sia poi così smart, vista la sua totale dipendenza da un sistema che sembra scontato, sembra naturale come il sole e invece è totalmente umano e quindi ahimè fallibile e fallace. Perché alla fine il mio problema era che qualcuno, probabilmente un tecnico della Tim, era andato a sistemare qualcosa nella centralina dove si concentrano i cavi delle connessioni di tutto il palazzo. E aveva rotto un piccolo cavo. Non se ne era neppure accorto, probabilmente, perché era un cavo Fastweb e non Tim. È bastato un attimo di distrazione e io ero disconnessa. E ci sono volute un po’ di ore e un altro tecnico per risolvere il problema.

Niente di grave, direte voi. E infatti. Una seccatura, se vogliamo, più che un vero problema. Ma che ci fa pensare che sembra tutto semplice, tutto perfetto. Sostituiamo le persone con le macchine! Non piangono, non mangiano, non si ammalano, non sbagliano. Infatti. Smettono semplicemente di funzionare. Finchè non arriva una persona che capisce il perché e le aggiusta.

E poi pensavo un’altra cosa. Oggi, come anche ieri, è una giornata grigissima, piovosa, buia. Sembra che le nuvole siano venute a farsi una passeggiata sulle nostre strade, con il loro carico di pioggia e freddo. Un freddo umido che entra sotto i piumini. Sono quelle giornate che non viene voglia di uscire. Ma siccome siamo zona rossa e non usciamo quasi mai, sembra che manchi lo scorrere del tempo, che non ci sia differenza fra un giorno e l’altro. E allora, complice il frigorifero che si stava svuotando, sono uscita a fare la spesa. How exciting, direte voi. Eppure. Mi è bastato mettere il naso fuori di casa, per quanto piovigginasse e fosse freddo, e mi sono sentita meglio. Ho fatto la spesa con calma, cercandomi delle cose buone e sane. E ho pensato vedi, bisogna vincere quella pigrizia che, soprattutto nel mese di gennaio, ci tiene dentro più di quanto già non faccia la pandemia. Bisogna comunque uscire, e se non c’è da fare la spesa fare altre commissioni, perché se non ci diamo una mossa noi, se non cerchiamo noi di mettere un po’ di varietà nelle costrizioni dei decreti, se non ci troviamo noi dei modi per ricaricarci, alleggerirci, financo sollevarci… chi altri ci può pensare?

Ecco, è un’esortazione che faccio a me per prima.

E buona giornata

Anna da Re

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