Dolomiti Energia ovvero essere 100% rinnovabili si può. Trattando i clienti personalmente

Non molto tempo fa ho ricevuto una delle tante newsletter a cui sono abbonata. Mi dico sempre che sono troppe, però poi mi arrivano delle notizie o delle comunicazioni che mi interessano, e allora me le tengo.

La newsletter da cui parte il racconto di oggi è della Fondazione Tavecchio, che sta qui a Monza e fa un lavoro egregio da anni, con fatica ma anche con successo. Nella newsletter si segnalava che avevano fatto un accordo con Dolomiti Energia, per cui se si faceva un contratto con quel fornitore ci sarebbe stata una certa quota devoluta alla Fondazione.

Dolomiti Energia viene solo da fonti rinnovabili, al 100%. E quindi mi sono un po’ vergognata che una che fa la volontaria per Legambiente non fosse ancora passata a un fornitore di questo genere, e che solo per pigrizia stesse ancora con uno dei colossi pseudomonopolisti, notoriamente specializzati in green washing e di certo non ansiosi di fare del bene all’ambiente.

E quindi qualche giorno fa ho vinto la pigrizia e ho chiesto a Dolomiti Energia di passare a loro. Nonostante avessero il sito che non funzionava, sono stati super gentili, mi hanno dato un appuntamento telefonico che hanno rispettato, e mi hanno guidato attraverso i meandri della bolletta, che non so voi ma io che ho laurea e specializzazione trovo altamente incomprensibile. C’è voluto un po’ perché appunto avevano il sito mezzo in panne, ma ce l’abbiamo fatta. E per tutto il tempo parlavo con una persona. Una persona in carne ed ossa, che magari era in pigiama o magari stava sulla cima di una montagna, ma stava al telefono con me e non mi rispondeva con le risposte preconfezionate degli impiegati del call center – nessuna offesa agli impiegati dei call center, che credo sarebbero anche più felici di poter rispondere al di fuori degli standard prefissati, se solo gli se ne desse la possibilità.

Tutto questo per dirvi che si possono fare le cose diversamente. Si possono fare perbene. Si possono fare con gentilezza. Si può essere dei fornitori di energia senza essere delle aziende per cui il profitto è l’unico parametro, e pazienza se per farlo abbiamo distrutto il mondo, sfinito il nostro prossimo, ignorato i clienti e dato un pessimo servizio. Business is business è spesso una scusa per scorciatoie, cialtronerie, imbrogli e pessimità varie.

Ma soprattutto questo caso ci fa ben sperare nel futuro delle comunità energetiche e sul fatto che si possa davvero passare dall’oligopolio dell’energia alla sua distrubuzione diffusa. La natura delle fonti rinnovabili è certamente di questo tipo, e la rete che già abbiamo può essere utilizzata da tanti piccoli fornitori che vendono il loro eccesso di produzione o comprano quello che gli manca. Ci sono state belle teorizzazioni di queste possibilità nei libri di Jeremy Rifkin e sicuramente in tanti altri che non ho letto. E di sicuro Legambiente sta lavorando in quel senso.

E ci fa sperare anche che per primi noi, come consumatori, premieremo quei fornitori, quei produttori, quelle aziende e quei business che fanno le cose perbene, con rispetto, con cura, con attenzione. Ce ne sono più di quanto pensiamo. Non è sempre facile trovarli e non è sempre facile distinguere, ma quando succede lo possiamo far sapere, che magari a qualcuno viene la tentazione di seguirci…

Buona giornata!

Anna da Re

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