Di libri, salmoni, coraggio, leggere e scrivere

Chi ha visto il mio post su Instagram stamattina ha visto la pila di libri che mi chiama ogni giorno. Perchè quella che ho fotografato è la pila di oggi, ma pur modificandosi nei suoi componenti man mano che leggo (o abbandono, ma mai senza avere almeno cominciato a leggere) le sue dimensioni restano sempre quelle. Più o meno. Finchè non arriva l’estate, oppure Natale, e allora c’è una piccola pausa. Sempre più piccola, perché mica vorrai assecondare la stagionalità del mercato…

Quindi siamo di nuovo ai troppi libri. Alla troppa scelta. Al troppo.

Ora io lo sapete, sui libri sono molto di parte. Non che non sia consapevole del fatto che gran parte dei libri finisce al macero (per fortuna la carta viene riciclata, inquina meno di altre cose) e che anche molti dei libri che abbiamo in casa restano lì a prendere polvere. Sia che siano stati letti una volta sia che aspettino il loro turno, se mai verrà.

Però, al di là della mia parzialità, i libri non sono un prodotto qualsiasi, un prodotto come gli altri. E sì, certo, in tutti i prodotti c’è l’ingegno dell’uomo. Però in genere quell’ingegno è impiegato per pensare e progettare i prodotti. Nei libri l’ingegno, e spesso anche l’anima, stanno dentro ogni singolo prodotto e sono diversi per ogni singolo prodotto. Morgan Palmas ha scritto pochi giorni fa un post in cui raccontava di quanti inediti hanno ricevuto, nel sito Sul romanzo, il mese scorso. 461. Più di qualsiasi altro mese da quando hanno aperto. E giustamente Morgan dice sì, sono 461 inediti, ma sono 461 persone. Che in un mondo impazzito, complicato, difficile, trovano il coraggio di prendere un quaderno o aprire il computer e scrivere un romanzo. Indipendentemente dal risultato, quelle persone sono come dei salmoni che risalgono la corrente. Corrente impetuosa, oltretutto, di un fiume torbido e pieno di detriti.

Morgan li stima, quei salmoni che sono sicuramente più di 461, perché i manoscritti arrivano in spades a editori, agenti, subagenti, anche agli uffici stampa, si sa mai che possano mettere una buona parola con l’editore. E ha ragione. Come ha ragione nel dire che poi, tra questi 461 o ennemila che scrivono, ci sono pure brutte persone, carognette, cretinetti e altra varia umanità. Resta il bisogno di inventare, di sognare, e di esprimersi. Si diceva che con i social tutti avrebbero avuto modo di esprimersi. Ma evidentemente non è così vero. O meglio sui social si possono esprimere certe cose, ma la vecchia forma della scrittura è ancora superiore. E sempre come ricorda Morgan, non solo in Italia. Forse una delle differenze rispetto che so a cento anni fa, è banalmente che le persone vanno a scuola e imparano a leggere e scrivere. Tutti quelli che cento anni fa avrebbero raccontato i loro pensieri a chi aveva voglia o tempo di ascoltarli, in famiglia, all’osteria, in chiesa, ora quei loro pensieri li possono scrivere. Possono dargli una forma, e coltivare anche l’ambizione di essere letti e diventare famosi. In fondo perché no?

E anche se di quei 461 o ennemila forse uno viene pubblicato, e magari senza alcun successo, vale comunque la pena. Se l’umanità facesse solo le cose con esito certo o probabile, si sarebbe estinta con Adamo ed Eva. E come sempre, il processo conta di più del risultato. Quelle ore passate a scrivere, a inventare, a progettare, a correggere, sono un tempo buono, ricco, pieno di significato. Che resta anche se non viene coronato dal successo. Qualcuno di voi glielo vorrebbe togliere?

E noi lettori, sommersi da un eccesso di produzione, ce la caveremo. Leggeremo sapendo che molti dei libri che ci passeranno tra le mani non lasceranno traccia. Come dei bravi setacciatori o cercatori di bellezza, andremo avanti aspettando la perla che prima o poi si paleserà.

E noi uffici stampa, digital PR, webzine e siti vari, sommersi da un eccesso di produzione, ce la caveremo. Proporremo chiavi di lettura, possibili collegamenti, interpretazioni ardite per dare spazio a ogni libro e ogni autore pubblicato. In caso, ci faremo aiutare da Keynes.

Intanto buon pranzo

Anna da Re

2 risposte a "Di libri, salmoni, coraggio, leggere e scrivere"

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