I libri sono una cosa particolare.
La loro attualità non coincide con la loro pubblicazione (o uscita, come si dice in gergo editoriale). Me ne sono convinta in modo definitivo leggendo Tripla eco, di H. Bates, appena uscito da Adelphi ma pubblicato per la prima volta nel 1970. Ve ne parlerò prossimanente e troverete la recensione come sempre su Pulp Libri. È un romanzo breve, che se avessi letto negli anni della sua prima uscita avrei sicuramente apprezzato, ma che letto ora mi ha davvero folgorato.
E mi ha fatto pensare che l’attualità di un libro non è quasi mai il momento in cui esce, ma è un dopo di cui non si conosce la data.
Per questo i libri vanno conservati. Per questo ci vogliono le biblioteche. E gli editori devono avere un catalogo e non limitarsi alle novità del momento.
Leggevo oggi un commento sui dati dell’editoria: alla scarsa lettura si accompagna una sovrapproduzione che privilegia le novità, libri che quasi sempre durano lo spazio di un mattino. Gli editori trascurano il catalogo, i classici, i libri che sfidano il tempo. E così facendo non impoveriscono solo se stessi, ma anche tutti noi e i nostri posteri.
Perché quello che c’è nei libri non c’èxda nessun altra parte. Poco ma sicuro







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