Sono appena finite le polemiche che ogni anno accompagnano gli esami di maturità, e soprattutto le tracce dei temi. Le scelte del ministero non mi hanno stupito. Nonostante l’elogio dell’ignoranza che affligge il nostro tempo, i governi sono consapevoli del ruolo della scuola nell’organizzazione sociale, e non si tirano indietro. Poi certo la maturità è un’altra cosa.
E ce lo dice la grande Ursula Le Guin, in questa citazione che ho trovato per caso, ma che ovviamente non è un caso.
“Una misura della maturità – forse la misura più pura – potrebbe essere il coraggio di abbracciare quei nostri noi stessi precedenti, e stringerli a noi, per prenderci affettuosame la responsabilità dei loro passi falsi e della confusione, rifiutando la negazione, rifiutando la disperazione. Senza compassione per quello che siamo stati, non possiamo possedere conpletamente chi siamo, o essere aperti a chi potremo essere. Questa compassione è il fulcro della maturità, e se l’immaginazione è il fulcro della compassione, allora la maturità non è un punto che raggiungiaml lungo il vettore dello sviluppo individuale ma un processo continuo dell’immaginazione attiva”.
Ecco, c’è qualcuno il cui pensiero ci può guidare davvero.







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