Ancora una volta traggo ispirazione per il mio post da Labodif, che stamattina scrive della condizione di single e di come si possa essere felici pur non essendo in coppia.
Una cosa che a me sembra evidente, ma che ha ancora un po’ di stigma sociale e di pregiudizio.
Una volta le donne non sposate si definivano zitelle. Acide era l’aggettivo che le accompagnava, come se il fatto di non avere un marito incattivisse automaticamente. Certo c’era un problema di mantenimento: le donne non lavoravano, e chi non aveva un marito che la mantenesse doveva dipendere da genitori, sorelle, zii o cugini con cui si finiva per sdebitarsi facendo da donna di servizio. Una condizione non invidiabile.
Ma le donne single di ora, anche se non lo sono per scelta, sono indipendenti, hanno relazioni amichevoli, interessi, impegni, una vita piena e ricca.
E tante donne in coppia sono più sole delle single, se si sono male assortite o se i rapporti con i partner nel tempo sono peggiorati.
Quindi quando ho scritto il titolo Singolitudine ho pensato che evocasse la solitudine del single. Mentre a me piace pensare alla singolarità del singolo, e a come l’indipendenza, la libertà, lo sviluppo personale possano arricchire non solo le singole persone ma anche tutti quelli che gli stanno intorno.
Buona giornata
ps la foto è presa dal post di Labodif (che ringrazio) su Facebook







Lascia un commento