Come vestirsi con gli abiti resilienti. Quelli che non ti abbandonano mai.

Ho rubato l'idea di questo post a quello sulla resilienza scritto da Ferruccio Gianola, che ringrazio pubblicamente. Trovate il link nel mio articolo, che vuol dire che questa volta ve lo dovete proprio leggere!

Spero tanto che Ferruccio Gianola, che non ho mai conosciuto di persona ma considero in qualche modo un amico, non se ne abbia a male del fatto che parto dal suo post di oggi, un post molto bello, per applicare il concetto di resilienza ad un ambito frivolo come la moda.

 

Cominciamo subito col dire che io trovo bellissimo e grande il concetto di resilienza, e capisco anche perché sia stato usato molto di recente, e sia anche diventato un po’ di moda. In tempi difficili, la resilienza è necessaria. E’ quello che ci fa sopravvivere. Usciremo da questa crisi (o almeno io così spero e credo) acciaccati e cambiati ma vivi e più forti.
Posso essere seria, vedete.

 

Quando Ferruccio ha postato su Facebook la sua indagine sulle definizioni di resilienza, riferendosi soprattutto a quella psicologica e intima e personale, che per quella scientifica ci sono meno spazi di interpretazione, ho pensato di dire la mia. Ho avuto modo di sperimentare la mia personale resilienza, e anche se di certo non avrei raccontato niente di intimo, mi sentivo autorizzata ad avere un’opinione.
Ma dato che l’indagine era su Facebook, una volta che il post è scomparso dalla mia timeline me ne sono dimenticata.

 

Poi stamattina ho scritto il mio post per Giorni Moderni, che mi è venuto, in modo molto spontaneo e naturale, sul tema della semplicità. Niente è più chic della semplicità, si intitola infatti.

 

Così ho pensato ai vestiti semplici, quelli che non strillano nel guardaroba per essere visti e indossati, quelli che non saltano fuori dalle pagine delle riviste, quelli che letteralmente indossi finché ce n’è un pezzo, quelli sono i vestiti resilienti.
Che ti portano da un inverno all’altro, fedeli alla tua vera te stessa. Io sono una persona blu, fondamentalmente. Ho sempre amato il blu, fin da bambina. Ho una gran varietà di cose blu, pantaloni, magliette, gonne, pullover, giacche. Alle volte sono stufa di blu, e compro colori diversi, e mescolo colori diversi. Ma c’è sempre un giorno, c’è spesso un giorno in cui mi sento che devo tornare al blu. E cerco nel mio armadio e trovo sempre, proprio sempre sempre, i vestiti che amo. Erano lì che mi aspettavano!

 

Ed ecco che oggi è un giorno blu. Pantaloni superlarghi, quasi una gonna lunga, di Zara (ormai sono sicura, ancora qualche giorno e il loro marketing noterà me e il mio blog, e mi renderà immensamente ricca), maglietta a maniche lunghe di Jigsaw, pullover blu handamade. E il tocco pazzo delle Nike psichedeliche.
Nessun dubbio che #50chic e #chicafter50.

 

Pensate che abbia dato una buona definizione del concetto di resilienza applicato alla moda?

 

Buona giornata!
Anna da Re

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