Vi sorprende questo titolo? Pensate che la restituzione abbia qualcosa a che fare con Donald Trump? Credo proprio di no. Ha piuttosto a che vedere con l'età e con l'avvicinarsi del Thanksgiving

Forse è l’età.
E se è l’età, sono ben contenta di stare invecchiando.
O forse è la mia strana mente.
La mia idea di essere una donna fortunata.
Il mio essere ancora qui nel mondo.
Ma ho questa forte sensazione di bisogno di restituzione.

Quando si è vissuto per più di 50 anni e si è ancora qui a raccontarlo, si è ricevuto un sacco. Dalle altre persone, dalla famiglia e dagli amici, dai conoscenti, dai libri, dalla musica, dall’arte, dalle montagne, dal mare, dalla natura, dal pianeta, dal cielo e dall’universo. Ed è tempo di restituire qualcosa di tutto quello che si è avuto.

In quale forma non lo so ancora.
E’ cominciato con l’idea di insegnare qualcosa. Si è passato tanto tempo ad imparare (concetti, nozioni, strumenti, metodi, come fare) e poi si sente il bisogno di insegnare qualcosa di tutto quello che si è imparato.
Poi il lavoro volontario. Che penso comincerò tra qualche settimana, con Lega Ambiente, dandogli un po’ del poco tempo che ho.
E poi sono sicura che ci sarà altro ancora.

 

E sono anche contenta di andare in controtendenza, visto che la maggior parte della gente si lamenta della gratitudine. Sembrano tutti così concentrati su quello che danno e sulla mancanza di gratitudine. Come se dare e ricevere si prestassero ad un calcolo matematico. Che ci si prestano anche, in realtà, ma solo nel lungo periodo e solo se si riesce a separare e ricombinare quello che si dà e quello che si riceve.
La maggior parte del tempo si riceve moltissimo da gente a cui non si è dato niente. Ma ci lamentiamo invece di quelli a cui abbiamo dato tanto e che non si sono mostrati grati. Non dovremmo imparare a ribilanciare queste cose?
Credo proprio che dovremmo.

 

E come vestirsi per questi pensieri? Dato che insomma, questo è un fashion blog, dopotutto.
Beh, dato che l’inverno è ormai arrivato, ho indosso un pullover grigio a collo alto (che viene dalle bancarelle di Ancona, dove non vado da un sacco ma dove spero di andare nelle vacanze di Natale) e una giacca di velluto un po’ anni settanta, e un paio di Camperos. Un’interpretazione molto personale, per niente modaiola. Ma mi piace e penso che sia anche #50chic. Perché essere #50chic, o essere chic in generale, vuol dire prendere della moda solo quello che ci piace, mescolarlo con quello che già abbiamo e creare il proprio stile personale. Divertente, no?

Buona giornata!
Anna da Re

 

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Sono Anna

Benvenuti su ChicAfterFifty. Nato 10 anni fa come blog di moda per signore, appunto after fifty. Dopo la pandemia la moda non mi è più sembrata così importante. E allora parlo di libri, di ambiente, di posti belli, di cose belle.

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