Come vestirsi per intervistare Cristiana Alicata e promuovere il suo libro nel contest Modus legendi: con un maglione blu!

E' un post lungo. Dove si parla di una scrittrice, Cristiana Alicata, di un libro, Ho dormito con te tutta la notte, di un editore, Hacca, di una bella iniziativa, Modus legendi, di un amico, Giuseppe Lupo, della mia memoria e del mio istinto. Fidatevi e leggete!

Questa è una storia di come le cose e le persone si compongono nel modo giusto, e di come seguire l’istinto (o il cuore o la pancia, scegliete voi) porta sempre dalla parte giusta.
Qualche giorno fa ho ricevuto una newsletter dall’editore Hacca, a proposito dell’operazione Modus legendi e di un loro libro, Ho dormito con te tutta la notte, che era entrato nella cinquina dei finalisti.

Ora io ricevo un sacco di newsletter, certamente troppe per immaginare di leggerle tutte. Però questa l’ho letta. E senza stare lì a pensarci ho risposto e chiesto che mi mandassero il pdf. E senza stare lì a pensarci ho proposto di intervistare l’autrice, Cristiana Alicata.

E vi assicuro, non la conoscevo, non l’avevo neppure mai sentita dire.
Però ho cominciato a leggere il libro.
E mi è piaciuto.
Davvero.

E quindi, anche se avevo messo le mani avanti dicendo che non ce l’avrei mai fatta a leggere il libro e fare l’intervista prima del 22 di gennaio, che è il giorno in cui chiudono le votazioni per Modus Legendi, ce l’ho fatta. Ho letto il libro a grande velocità, ho scritto le domande, le ho mandate a Cristiana che vive ad Amsterdam, e ieri l’ho anche brevemente sentita al telefono.

Dopo la telefonata ho avuto un’illuminazione: ho capito perché le newsletter di Hacca avessero quel tono caldo e personale che mi piaceva tanto. Non era solo bravura di chi le scriveva. Era che quelli di Hacca li avevo incontrati a Torino presentata dal mio amico Giuseppe Lupo che cura una delle loro collane! C’è voluto un po’ a mettere insieme i vari elementi, ma alla fine è stato tutto chiaro. E questo post esiste grazie a Cristiana, a Francesca, a Giuseppe Lupo e alla mia buona stella!

Mi sarebbe piaciuto fare un grande ritratto come ho fatto con altre artiste, ma non è detta l’ultima parola. Perché Cristiana sta ad Amsterdam, ed io ho pianificato un viaggetto ad Amsterdam con mia sorella quando lei arriverà in Europa. Probabilmente ai primi di aprile. E quindi potrei vedere Cristiana ad Amsterdam e completare la mia intervista lì… tanto per dire che le coincidenze coincidono, ogni tanto o anche ogni spesso.
E ora l’intervista. L’ho fatta via email, e quindi ve la copio qui integralmente.

 

  • Tu sei molto attiva nella difesa dei diritti dei gay. E nel tuo libro racconti l’omosessualità con una delicatezza rara. E anche come se fosse una cosa normale.  Sono conseguenti questi due atteggiamenti?
  • Devo confessare che ho vissuto molto in solitudine il mio coming out, sembra un contro senso lo so, intendo che quando provai ad avvicinarmi ad un’associazione al tempo, non mi riconobbi. Mi riconoscevo di piu’ nei miei compagni di studi e amici a prescindere dal loro orientamento. Poi ho imparato molte cose del movimento LGBT e della storia di liberazione omosessuale. Ma in modo esterno, non da militante. Sono diventata militante in modo un po’ da autodidatta, all’inizio per esempio non capivo la parte politica. Forse per questo ho militato politicamente invece che nel movimento. La delicatezza di cui parli credo sia figlia di come ho vissuto la mia omosessualita’, grazie al mondo che mano a mano la ha accolta. Delicatamente. Quando ero in coppia noi eravamo una coppia come tutte le altre. Quando sono con gli amici, ormai da sempre, mi dimentico e loro anche che abbiamo orientamenti sessuali diversi. Credo sia la cosa piu’ bella. Questo non significa che non riconosco la mia diversita’. Anzi. In questi venti anni abbiamo fatto tante belle discussioni anche soprattutto mano a mano che loro diventavano genitori.
  • Sei un ingegnere e non sono tanti gli ingegneri scrittori. Quando ti sei iscritta all’università hai pensato che avresti fatto anche la scrittrice? Oppure è una cosa emersa dopo?
  • Scrivo da sempre. A sei anni ho scritto un fumetto, il signor Nasone. Il mio primo libro a 13 anni in uno scantinato. Il mio primo concorso vinto per un racconto quando ne avevo 12. Vengo da una famiglia di ingegneri, forse non ho mai pensato che la scrittura potesse essere un lavoro perche’ era troppo parte della mia vita.
  • Ho trovato molto bello e convincente il modo in cui hai raccontato l’infanzia. Ti ricordi molto bene la tua? Oppure hai dovuto faticare per trovare la voce della bambina?
  • Non ho faticato. Mi ricordo tantissimo l’infanzia, e’ la parte mitologica dell’esistenza, come si fa a dimenticarla.
  • Anche il tuo modo di parlare della malattia mentale è molto realistico. La nostra incapacità di capire. Viene da un’esperienza diretta?
  • Si’.
  • Sei pubblicata da un bravo editore indipendente. Se magari, anche dopo Modus legendi, si facesse vivo un editore mainstream, cambieresti, magari con un prossimo libro? Ti piacerebbe provare oppure no?
  • Mi piacerebbe trovare il mio libro nelle librerie, solo questo. Forse dobbiamo ripensare la distribuzione e puntare sulla qualita’ e non sul marketing? Credo che Modus Legendi si prefigga questo. Mi piace lavorare con Hacca, c’e’ umanita’ e cura per la scrittura. Se un passaggio non piace ci stiamo su dei giorni e Francesca non ti mette mai fretta per pubblicare. Poi: non ti riscrive mai i testi come ho sentito che spesso accade in altre case, dove magari vieni omologato ad uno stile (potrei riconoscere alcune case editrici dalla scrittura di alcuni scrittori italiani ma visto che sono ingegnere non voglio arrogarmi il diritto di aprire questo dibattito, lo dico da lettrice non da scrittrice). I testi non si riscrivono. Si dice: non gira, trova il tuo modo di farlo girare. Se violenti il testo per vendere stai facendo marketing, non letteratura. La letteratura deve essere anche imperfetta. Io scrivo in modo molto imperfetto.
  • Modus legendi sfrutta il web. Io faccio la digital PR. E quindi mi viene spontaneo chiederti che importanza ha per te la comunicazione dei libri nel web? Pensi sia diventata più importante di quella sui giornali? E addirittura di quella in radio o in Tv?
  • Leggo libri di carta, ma mi informo sul web. E’ piu’ veloce. Qui bisognerebbe scomodare Bauman e studi recenti. La velocita’ ci sta facendo perdere attenzione e concentrazione. Siamo diventati dei divoratori di informazioni senza saperle trattenere.
  • Ti piace promuovere il tuo libro o ti costa fatica?
  • Mi costa fatica, ma con Modus Legendi mi sono divertita.
  • Quanto ti piace fare l’ingegnere? E quanto ti piace scrivere? Potresti abbandonare una delle due cose?
  • Non faccio l’ingegnere che progetta. Faccio l’ingegnere che gestisce e fino ad adesso ho potuto interpretare questa cosa a modo mio: mi piace scrivere storie con le persone con cui lavoro, mi piace l’umanita’ del mio lavoro, tirare fuori dalle persone il meglio, l’entusiasmo, capirle, gestirne la crescita. A questo non potrei mai rinunciare ma potrei farlo anche gestendo una fattoria! La scrittura come ti ho detto prima e’ come un pezzo di osso.
  • C’è un libro che ti ha fatto decidere di scrivere? In caso qual è?
  • Sono cresciuta coi miti greci, Salgari, Verne. Due libri mi sono rimasti. Pattini D’Argento e I ragazzi della Via Paal.
  • E un libro che ha segnato la tua vita? O uno scrittore/scrittrice?
  • Cent’anni di solitudine. Aperto la prima volta, buttato in un angolo dopo dieci pagine che non ci capivo nulla. Ripreso dopo due anni ed e’ diventato la mia bibbia. Il suono, il ritmo, l’amore, l’epicita’ famigliare.
  • Pensi che ci sia una letteratura femminile? E che dovremmo darle la stessa dignità di quella maschile? Oppure pensi che ci sia solo la letteratura?
  • Solo la letteratura. Pero’ finche’ ci sono differenze c’e’ differenza. Come la letteratura omosessuale. Esistera’ finche’ esiste una narrazione diversa. In fondo donne e gay hanno piu’ guerre da raccontare, almeno adesso.
  • Dato che il mio è un blog di moda ti chiedo anche qualcosa in proposito: ti piace la moda? Ti trovi più a tuo agio in un paese come l’Olanda dove sono meno ossessionati dall’estetica? Ti piace come ti vesti? Pensi che comunque l’immagine dica qualcosa di noi e quindi vada curata (o non curata, ma consapevolmente)?
  • Se ti dico che ho un armadio pieno di maglioni blu tutti uguali in che scaffale della moda mi metti? Poi mi piace comprare scarpe: allacciate, di cuio, basse, punta tonda. Le compro on line perche’ non riesco mai a trovarle nei negozi. Va curata in modo spontaneo, nel senso che parla di noi. Mi piace abbastanza come mi vesto anche se forse potrei fare meglio.
  • Qual è il capo di abbigliamento che preferisci?
  • Il maglione blu.
  • E quello che invece trovi inguardabile?
  • I calzini bianchi o corti, le scarpe da uomo a punta, le scarpe da donna con il rinforzo, le minogonne di pelle, le calze a rete.

Buona giornata!
Anna da Re

 

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