Mi faceva notare uno di questi giorni una mia amica, che spesso quando incontriamo qualcuno che per esempio su un particolare argomento è più ferrato e aggiornato di noi, invece di metterci all’ascolto con orecchio sereno e mente aperta, pensando ma guarda che bello, quante cose posso imparare ascoltando, ci sentiamo subito in colpa per non essere altrettanto aggiornati o informati. Ci poniamo subito, e da soli, in una condizione di inferiorità, di mancanza, di inadempienza.

Ed è una sensazione che si prova spesso, quella di non aver fatto abbastanza, di non essere arrivati abbastanza lontano. Una sensazione per niente elegante, per niente chic.

Ma se la guardiamo bene è una sensazione indotta dal mal funzionamento, o dalla mala interpretazione di quello che ci circonda.

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Nessuno può sapere tutto, leggere tutto, tener dietro a tutto. È un dovere morale nei confronti di noi stessi, scegliere quello che ci interessa. È un dovere morale fare tutto quello che è possibile, fare la nostra parte; non quella degli altri, non l’impossibile, non i miracoli. E chiedercelo, come spesso fanno le aziende per cui lavoriamo, i social network in cui ci muoviamo, gli amici non veramente amici e le relazioni familiari disfunzionali, chiedercelo è disonesto, fuorviante, dannoso. Non potendo però cambiare la fonte delle richieste o le richieste stesse, dobbiamo imparare, con noi stessi, a darci i limiti entro i quali operare e dentro quei limiti darci da fare, ma poi stop.

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Darci dei limiti ci aiuta anche ad essere umili: e umilmente ascoltare chi ne sa più di noi.

Buon fine settimana!

2 risposte a “Come ascoltiamo e come potremmo ascoltare”

  1. Avatar Paola

    L’umiltà, l’unica cosa che ti fa crescere

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Sono Anna

Benvenuti su ChicAfterFifty. Nato 10 anni fa come blog di moda per signore, appunto after fifty. Dopo la pandemia la moda non mi è più sembrata così importante. E allora parlo di libri, di ambiente, di posti belli, di cose belle.

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