C’era una volta la pattumiera. A Monza

In alcune case milanesi, e anche nella mia di Monza, si vedono delle porticine di ferro che si aprono su un vuoto misterioso. Ce n’è una per piano, oppure una per appartamento, a volte sul terrazzo della cucina, a volte sul pianerottolo. Una volta si buttava lì il sacco dell’immondizia, che attraverso un canale raggiungeva un cassonetto dove si raccoglieva tutta la spazzatura.

Erano i tempi prima della raccolta differenziata, quando si comprava il cibo non confezionato e c’erano solo i sacchetti di carta del fruttivendolo e del panettiere, e la carta plastificata del salumiere e del macellaio. Erano i tempi in cui C’ERA DI MENO. Meno spazzatura. Ma certo anche meno circolazione di merci e cultura, meno scelta, meno benessere, meno vestiti per noi signore amanti dello chic. Quindi non sto rimpiangendo il passato. Me ne guardo bene.

Voglio solo dire che SIAMO RESPONSABILI DELLA NOSTRA SPAZZATURA. La spazzatura che produciamo la dobbiamo anche eliminare. La possiamo differenziare. La possiamo ridurre. Ma soprattutto non la dobbiamo lasciare in giro.

Voglio dire, a me piace moltissimo partecipare a Puliamo il mondo, Pulizie di primavera, plogging e marce ecologiche. Mi piace moltissimo fare la volontaria per Legambiente. Mi piace moltissimo vedere il pulito che lascio dietro di me, mi sembra quasi di sentire le piante che mi ringraziano perché tornano a respirare.

DSCI6417Però sicuramente c’è qualcuno che li butta, quei rifiuti, confezioni, bottiglie, lattine e molto altro che nemmeno vi immaginate. C’È QUALCUNO CHE PENSA CHE LA PROPRIA SPAZZATURA NON SIA SUA. E non mi preme di giudicarlo come cafone o maleducato o quel che volete. Mi preme che capisca che quello che compra è suo, contenuto e confezione. Il contenuto se lo gode, la confezione la metta in un cestino o se la riporti a casa. È molto semplice, alla fin fine.

È anche parte di quello che dice Greta Thumberg. OGNI PICCOLO GESTO CONTA. Perché ogni gesto di rispetto dell’ambiente è un gesto di rispetto di se stessi prima ancora che degli altri. Certo implica vedere un po’ più in là del proprio naso e un po’ più in là del minuto presente. Implica non dare la colpa agli altri per tutto quello che ci succede, e non aspettarsi un premio ogni volta che facciamo una cosa perbene. E quindi non è banale. E non mi aspetto che succeda così, in un attimo.

Però CREDO NEL BUON ESEMPIO. Credo che se un posto è pulito la gente ci pensa un attimo prima di sporcarlo. Credo che vedere delle persone che puliscono senza chiedersi se quella spazzatura è prodotta da loro o da qualcun altro faccia capire cosa vuol dire davvero condividere: uno spazio verde, una strada, una ciclabile, un pianeta.

Mettiamoci al lavoro, dai!

Intanto, buona giornata e buona settimana!

Anna da Re

 

 

 

 

 

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