Ciao Paul Auster, io la tua Amy la immagino vestita così

Inauguro questa rubrica, il cui merito va a Francesca Chiappa di Hacca Edizioni, con un personaggio dal libro che sto leggendo, 4.3.2.1. di Paul Auster.

Paul Auster non è uno che si ferma a raccontare come sono vestiti i suoi personaggi. Ci sono scrittori uomini che lo fanno, così come ci sono scrittrici donne che non lo fanno. E fanno bene, visto che pensano sia più importante raccontarci altro.

Paul Auster non è certo uno che si risparmi, nel suo rendiconto dei protagonisti dei suoi libri. Ma evidentemente ritiene che per la parte abbigliamento possiamo arrangiarci da soli.

Amy mi piace molto. È una ragazza piena di vita, intelligente, acuta, che dice quel che pensa. Non ha paura di stare al mondo. Vuole studiare, vuole imparare, vuole darsi da fare per migliorare il mondo che ha intorno. Nel libro ha diciott’anni quando gli Stati Uniti decidono di intervenire nel Vietnam. Ha visto morire Kennedy, ha visto la crisi di Cuba, ha visto Martin Luther King e la marcia di Washington. Erano i primi tempi della televisione, si poteva partecipare al mondo in un modo nuovo, esaltante, vivo. È curioso in questo senso, per noi che la televisione ce l’abbiamo in casa per abitudine ma non la guardiamo più, e ci informiamo sui social network che sono ancora più parziali e superficiali.

Amy sta insieme a Ferguson, che è il principale protagonista del libro.

Amy me la immagino vestita in modo semplice ma pieno di personalità. Me la immagino con i jeans o degli slack colorati, e delle T-shirt semplici, a maniche corte. D’inverno si mette un pullover fatto a mano, dalla mamma o dalla nonna, lei non ha tempo di imparare la maglia, ci sono troppi libri da leggere, troppa musica da ascoltare, troppe cose da discutere con Ferguson. Ha i capelli ricci e scuri, Amy, e un bel naso ricurvo, che ricorda il fatto che è ebrea, anche se non è praticante e sulla religione trova ci sia molto da discutere. Non si trucca, Amy, non ha nessuno dei vezzi tipici delle ragazze della sua età; non ha il matrimonio come unica preoccupazione, e forse per questo ride di una bella risata di gola, che rallegra il mondo intorno. D’inverno porta il cappotto perchè a New York è freddo, ne ha uno di lana grigia a spina di pesce, con la cintura stretta in vita. E una sciarpona e un berretto di lana, che sembra quasi stia tornando dalla montagna.

È molto lungo, il libro 4.3.2.1. E quindi chissà, magari più avanti Amy me la immaginerò vestita in un altro modo…

Se qualcuno di voi ha letto il libro e magari ha pensato a come si vestono i personaggi… beh raccontatemelo! Nei commenti, su ciabattinsx@gmail.com, o sui social

Intanto buona giornata!

Anna da Re

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