#iorestoacasa giorno 7. Le donne e la casa

Un po’ di tempo fa, non proprio tanto tempo fa, le donne stavano principalmente a casa. Ci stavano quelle ricche che non avevano bisogno di lavorare. Ci stavano quelle povere che avevano famiglia e gli ci voleva tutto il giorno, e non gli bastava, per tener dietro ai bambini, far da mangiare, pulire, fare il bucato, rammendare. Non erano un milione di anni fa che non c’erano le lavatrici, le lavastoviglie e i frigoriferi e i cibi preparati. Solo per il minimo indispensabile ci voleva tutta la giornata e non bastava.

Però le donne che sono sempre state ingegnose perché sempre in circostanze difficili e costrittive, le donne trovavano anche il modo per chiacchierare tra loro, per scambiarsi le informazioni necessarie e quelle non necessarie.

maglia e libro

Insomma le donne stavano a casa ma da casa riuscivano a partecipare alle cose importanti e a essere presenti nel mondo. Non voglio dire che fosse una condizione invidiabile o che vorrei tornare a quei tempi, lungi da me. Però ieri, cercando la foto di quand’ero ragazza, mi è capitata tra le mani la foto della signora che abitava sotto di noi a Cortina, Tesele, che noi chiamavamo Teselù. Non stava mai ferma, all’inizio avevano anche la stalla con tre mucche, poi soltanto le galline e l’orto. E non è soltanto che c’era sempre da fare. Nel pomeriggio, insieme a mia mamma e qualche altra signora delle case vicine, si sedeva sulla panca davanti a casa e lavorava a maglia. È stata lei che ha insegnato a mia mamma i trucchi perchè i capi fatti in casa venissero come quelli fatti a macchina, trucchi che mia mamma ha insegnato a me e che io a mia volta insegno alle allieve dei miei corsi di maglia. E intanto chiacchieravano, si confrontavano, ridevano, commentavano quello che succedeva.

Insomma direi che l’esterno, quello che ci sta intorno, è importante ma fino a un certo punto. Di sicuro ce ne preoccupiamo troppo, a scapito dell’interno, di quello che succede dentro di noi.

Ho pensato, forse non è così necessario che ci sia qualcosa e qualcuno che ci intrattiene attraverso i social. Forse camminare per delle strade deserte e silenziose può essere un piacere che non conoscevamo più e che possiamo ritrovare. Forse leggere un libro per due ore di fila invece che a pezzi e bocconi sul treno o tra gli sbadigli prima di dormire è una cosa bella che possiamo fare. Forse ascoltare tutte le variazioni Goldberg mentre lavoriamo a maglia è un lusso che non avevamo. Forse lasciare che i pensieri si snodino liberi e ci portino dove non eravamo mai stati è prezioso e pure utile.

Jonathan Franzen ha scritto un libro, che non ho mai letto ma che ha un bel titolo, Come stare soli. Forse è questo il libro che ci serve.

Buona fine di domenica!

Anna da Re

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