#iorestoacasa giorno 56. Conoscersi è anche riscoprire i cibi dell’infanzia

Se c’è una cosa di cui essere grati a questa clausura conseguente all’emergenza Coronavirus, è quella che stando tanto tempo con se stessi ci si conosce meglio. Lo so che non vale per tutti e non smetterò mai da dirmi e di dire che sono tra i privilegiati.

Però il processo di conoscersi non è scontato. Leggevo ieri, anche se non mi ricordo più dove, ah sì, credo sul Corriere della Sera, che se questo spostamento della nostra vita online è stato benefico per il lavoro e per mantenere meglio i contatti con gli altri, il rischio è che ci si lasci sommergere dalla dimensione virtuale e ci si dimentichi la vita vera.

Se invece ci si dedica ad approfondire la conoscenza di se stessi, si fanno tante scoperte interessanti. Stasera per esempio pensavo al cibo e alla cucina. A me piaceva cucinare. Non ho mai avuto l’ambizione di fare la chef in casa, però fare delle cose buone da mangiare mi è sempre sembrato un bel modo di prendermi cura degli altri. Mi piaceva anche la dimensione creativa, della cucina, e la mescolanza delle culture. Poi le vicissitudini mi hanno allontanato da questa attività, la vita sempre fuori e in giro faceva sì che mi cucinassi le cose indispensabili, sempre con poco tempo, poca programmazione, poca organizzazione.

Ora posso fare la spesa con calma e sapendo che mangerò a casa tutti i giorni, pranzo e cena, posso comprare tutto quello che mi piace sapendo che un giorno o l’altro lo consumerò. Amo variare, amo le cose semplici e in piccole quantità, ma amo farmele con cura (sapete quanto mi piace, e sempre, questa parola). E poi ho scoperto che molte delle cose che mi piacevano da bambina mi piacciono ancora. La pasta in bianco, le carote grattugiate e condite con olio e limone, pane e olio, i fagiolini, gli asparagi, i carciofi, le nespole, le fragole. E i lamponi. Oggi li ho trovati al supermercato e non ho neanche guardato quanto costavano. Li raccoglievamo lungo le strade di montagna intorno a Cortina, i lamponi, sono dei rovi come quelli delle more, e spesso erano impolverati, ma che delizia, ancora di più dei mirtilli di cui pure mi facevo delle belle scorpacciate mentre mio padre e i miei fratelli cercavano i funghi.

C’è una dimensione affettiva che trovo molto bella, in questo ritrovare i gusti dell’infanzia, nel ripercorrere chi siamo stati, potendo anche scegliere, che cosa custodire e che cosa abbandonare.

Ecco, per essere un post quasi notturno direi che ci siamo.

Buona notte!

Anna da Re

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