#iorestoacasa giorno 59. La benevolenza

Eh, sì, ecco che me ne vengo fuori di nuovo con una parola desueta. Ma è un vero peccato, che certe parole non si usino più. Certo poi quando le si incontra hanno ancora più fascino, un fascino vintage se vogliamo.

Il vocabolario dà due definizioni di benevolenza: 1) Buona disposizione d’animo verso una persona, affettuosa simpatia 2) Nella filosofia e teologia cristiana, la specie suprema dell’amore che mira al bene dell’amato. Sono tutte e due bellissime. Direi commoventi.

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Ma come mi è venuta in mente la benevolenza? Beh, me l’ha suggerito mia sorella. Che nei suoi messaggi spazia dalle profondità filosofiche alle ricette di cucina acrobatica. E insomma oggi mi scriveva dell’essere benvoluti, di quanto è bello e caldo e arricchente, e di quanto secondo lei c’è una sorta di tradizione di famiglia o comunque tendenza che si tramanda di genitori in figli. Ora io su questo vi confesso un certo scetticismo, e mentre sono certa che lei sia una persona benvoluta, non lo sono altrettanto per quanto riguarda me stessa. Ma si sa che le percezioni da dentro di noi o da fuori di noi sono diverse, e quindi chissà, magari più di quello che credo pure io sono benvoluta.

Però quello che mi piace di più è l’idea di praticarla, la benevolenza. E su questo ci si può impegnare. Lo si può scegliere, ci si può allenare. Perchè se ci pensate è proprio bello. La disposizione d’animo è l’inizio; è un po’ come sorridere per primi. Novanta su cento si disarma l’interlocutore: se anche lui ha lo stesso slancio, i sorrisi si fanno più calorosi, se è partito con intento belluino è probabile che si smonti. Certo resta il dieci per cento di casi disperati, ma quello ci sta, capita. E in fondo un sorriso, o della benevolenza, non sono mai sprecati. Soprattutto perché non li possediamo in numero finito. Sono come le energie rinnovabili, ne fai dono oggi e domani e dopodomani e guarda caso ne hai sempre ancora da elargire in quantità. E naturalmente la benevolenza si pratica con se stessi per primi…

E in questa emergenza coronavirus, in questa fase 2 che ci vede per lo più titubanti, timorosi e diffidenti, guardare il nostro prossimo con benevolenza penso possa farci molto bene.

Buona giornata intanto

Anna da Re

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