#iorestoacasa giorno 65. Ma la moda intanto che fa?

Alle volte guardo il traffico sul sito e vedo che ci sono delle ricerche per “come vestirsi”. E mi dico eh certo, nella Fase 2 si esce pure di più, ma anche se non si esce, vestirsi bisogna.

Un po’ sembra indecente, pensare ai vestiti. Con tutto quello che sta succedendo fuori. Con tutto quello che ci aspetta, su cui ci stanno allarmando a torto o a ragione. Pensare alla moda e ai vestiti proprio no.

Chi compra compra online, silenziosamente, quasi di nascosto. I negozi di abbigliamento sono ancora chiusi, e se apriranno e i vestiti non si potranno provare non so bene se ci verrà voglia di andarci. Ci basterà che ci dicano che quel vestito prima di noi non l’ha provato nessuno? E ci sentiremo obbligati a comprarlo anche se non ci va bene? Forse continueremo, o cominceremo, a comprare online.

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Alcuni siti, alcuni account Instagram continuano a postare proposte di outfit come se niente fosse successo e come se “vestiti, usciamo” non fosse una cosa che al momento non si può dire. E mi fanno un effetto strano.

E poi arriva il cambio del guardaroba, che farlo bisogna, quest’anno maggio è anche arrivato baldanzoso, soleggiato, invitante. Di solito al cambio del guardaroba si associa l’idea di cosa comprarci di nuovo. E questa volta no. Anzi ci si dice meno male che ho una bella scorta di cose dell’anno scorso che posso tornare a mettere.

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D’altro canto, due mesi di casa hanno reso il guscio protettivo e di comunicazione verso l’esterno che sono i vestiti relativamente inutile. Io per esempio mi vesto per “andare al lavoro” che vuol dire andare nello studio che sta tra la camera da letto e il soggiorno, lo faccio quasi come se andassi in ufficio, solo le scarpe non metto, che stare in casa con le scarpe non è affatto igienico. Poi quando ho finito di lavorare mi cambio, mi metto una tuta o un paio di leggings, una felpa, sto più comoda, mi si conferma la sensazione di avere finito con il dovere. Oppure se esco a camminare indosso qualcosa di sportivo. Ho tirato fuori i soprabiti, ma ne porto giusto uno quando vado a fare la spesa e per il resto li guardo fare la loro bella figura appesi al “Bullerone”, come si chiama il mio attaccapanni. E le borse? Che adoro sopra ogni cosa? Anche quella la uso giusto per andare al supermercato, e dopo la devo passare con il disinfettante come tutto il resto.

E insomma anche nel territorio a me più conosciuto e familiare regna l’incertezza. Non il dubbio, proprio l’incertezza. Nella quale i vestiti non trovano altro spazio se non quello di confermarci che ci siamo, che siamo noi, proprio noi. Niente sperimentazioni, niente novità, fedeli a noi stesse e al nostro stile e alla nostra immagine di noi stesse. Che non c’è niente di male, eh. E verranno tempi migliori!

Intanto buona serata

Anna da Re

 

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