Pacchetti dagli Usa e oggetti ritrovati

Da quando è cominciata l’emergenza Coronavirus io e mia sorella non ci siamo più viste. Io non posso andare da lei e lei non può venire da me. Oltre ai vari Whatsapp e altri mezzi di comunicazione, abbiamo cominciato a spedirci dei pacchi. Che era una cosa che faceva mia mamma, che pure ogni tanto andava anche in America, ma che usava questo sistema così carico di affetto e di attenzione.

Il pacco ha tutta una preparazione, un accumulo di oggetti, pensieri e ricordi che durano nel tempo. Si pensa a tutto quello di cui la persona lontana sente la mancanza, perché pur vivendo tutti in dei paesi del bengodi ci sono cose che in America non ci sono e cose che non ci sono qui. Si raccolgono tutti questi oggetti e poi, quando le dimensioni sono significative ma non eccessive, si confeziona il tutto. I calzini contengono le cose piccole e un po’ fragili, le magliette e le T-shirt avvolgono e proteggono. Ognuno ha un suo stile, ma sicuramente c’è molta cura. Poi si va alla posta, si pesa e si spedisce. Non si sa mai quando arriva e non si è neppure del tutto certi che arrivi. E per chi lo riceve è una sorpresa, anche se non completa perché di un pacco in arrivo si è avvisati.

Così io ieri quando sono andata in ufficio ho trovato un pacco da mia sorella, che sapevo sarebbe arrivato ma non sapevo quando. Non ho resistito ad aprirlo a casa, ho dato subito una sbirciatina.

Ma la sera quando sono arrivata a casa ho aperto tutto per bene. C’era una bellissima felpa, che magari già domani mi vedete indosso, che mi sono provata… e come ho messo le mani in tasca, ho sentito che c’era un’altra cosa… ed era un braccialetto, il braccialetto che vedete nella foto. Ce l’avevo anch’io uguale ma me lo avevano portato via quando mi hanno rubato in casa. Ce lo avevano regalato i nonni, non so se per la prima comunione o per un’altra occasione. Mia sorella, famosa per perdere tutto, l’ha ritrovato! E siccome le manine che aveva una volta sono diventate delle mani forti e robuste da lavoro manuale, non riesce a farselo entrare. Io un po’ a fatica sono riuscita a metterlo. È un po’ stortignaccolo e lo porterò a far mettere in forma, ma stamattina l’ho messo subito. Il fatto che sia così piccolo oltretutto lo rende molto più comodo, sembra di non averlo. E nella sua semplicità e intelligenza (tra le due mezze sfere c’è un gioco che lo allarga) ricorda i tempi in cui l’estetica non sovrastava la funzionalità. E mi porta il viso dei miei nonni, un po’ arcigni ma affettuosi, la risata della zia Neva, le case dove abitavano, i vestiti che portavano. Tutto un mondo che mi abita sempre ma che solo a volte riemerge. E quando lo fa è con quel misto di contentezza e di tristezza che accompagna il tempo vissuto.

Buona giornata e buon weekend!

Anna da Re

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